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Francesco Viviano: "Io, killer mancato"

di Francesco Rigoni domenica 5 ottobre 2014

2' di lettura

L'ambiente di Cosa nostra. Un destino segnato. Un ragazzo di 17 anni che deve portare a termine un compito ineludibile: uccidere il killer che gli ha portato via il padre. Francesco, Francesco Viviano, è rimasto orfano da bambino e ora è arrivato il momento della vendetta. Ma c'è un imprevisto: quell'uomo malvagio "camminava, tenendo in braccio un bambino di un anno... che mi guardava con curiosità oltre la sua spalla, fissando... la pistola". La biografia - Quegli occhi sgranati e innocenti fermano la mano che sta per colpire. E segnano una svolta, una frattura nella vita di un giovane cresciuto nella Palermo poverissima e mafiosissima dell'Albergheria. A volte basta un momento di cielo azzurro nell'esistenza tutta nuvole per capire e per cambiare direzione. Pare un romanzo a lieto fine, una fiction fra lacrime e lupare ma questa è la biografia che Francesco Viviano, inviato pluridecorato di Repubblica, confessa in un libro scioccante e delicato, appena pubblicato da Chiarelettere: Io, killer mancato. All'Ansa, i primi scoop - Dall'omicidio interrotto, ambientato in via Buonriposo la sera del 26 marzo 1966, Viviano passa nel giro di qualche anno ai primi scoop. Scritti per l'agenzia Ansa dove lo porta non qualche potente raccomandazione, ma la mamma Enza, donna delle pulizie fra le telescriventi e le macchine per scrivere. Francesco entra come fattorino; poi diventa telescriventista, un mestiere che oggi non c'è più, infine giornalista. E qui il volume regala la seconda notizia: molti degli scoop realizzati nel corso di una lunga carriera vengono confezionati in casa. O quasi. Miracoli - Perché più di un mafioso decide di confidarsi proprio con lui. C'è una Palermo vischiosa e maligna che non muore mai. Nemmeno il giorno dei funerali di Paolo Borsellino, saltato in aria in via d'Amelio. Viviano prende un caffè in un bar dell'Arenella, lo stesso in cui il magistrato in versione ciclista faceva tappa durante le sue escursioni. I commenti degli avventori sono agghiaccianti: «Domani quel cornuto non verrà qui in bicicletta. Questa è l'ultima volta che lo vediamo passare». Qualche volta i miracoli accadono. Più spesso no.

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