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Finti poveri: pochi redditi ma tante Jagur

di Nicoletta Orlandi Posti domenica 19 aprile 2015

3' di lettura

Formalmente squattrinati - a scorrere le dichiarazioni dei redditi - sostanzialmente benestanti a giudicare dai bolidi che guidano. Non che sia un reato ambire o guidare un auto di lusso, sempre che si dichiari al fisco - e si paghino tasse - redditi e beni. Il problema è che incrociando i redditi dichiarati con i dati delle immatricolazioni dell’Aci, salta fuori ancora una volta che neppure la caccia ai SUV lanciata da Mario Monti (estate 2012), sembra aver scoraggiato evasori incalliti dal guidare i bestioni dalla cilindrata esagerata. L’aspetto sorprendente è che la diffusione dei macchinoni non conosce ripartizioni geografiche dipendenti dal reddito. Insomma, in alcune province che mediamente dichiarano redditi vicini alla soglia di povertà - pur considerando gli abitanti abbienti che formalmente potrebbero legittimamente guidare i bolidi da 100, 150mila euro, ci sono più macchine di lusso che contribuenti in grado di dimostrare spese tanto consistenti. Partendo proprio dalle dichiarazioni dei redditi 2013 - diffusi recentemente dal Dipartimento delle Finanze - il quotidiano “La Stampa” si è divertito a sovrapporci i dati provinciali delle immatricolazioni “importanti”. A dire il vero il sistema empirico per provare a tratteggiare una mappa geografica delle incongruità è alla base proprio dei nuovi sistemi (redditometro 2013), per scovare chi paga poche tasse ma poi vive nel lusso. Se alla Guardia di Finanza si esercitano da anni a incrociare iscrizioni alle palestre prestigiose, ai circoli sportivi più esclusivi, ai consumi elettrici e pure all’iscrizione dei pargoli alle scuole private, l’aspetto sorprendente, forse, è che i furbetti continuano ad ostentare. La Guardia di Finanza giusto l’8 aprile scorso ha comunicato di aver acciuffato nel 2014 ben 8mila evasori totali, soggetti completamente sconosciuti al fisco. Mentre sono 13mila i responsabili di reati fiscali. I beni sequestrati per reati tributari ammontano a un miliardo e duecento milioni. A guardare la cartina dell’Italia salta all’occhio come i macchinoni più lussuosi siano localizzati nel Nord Est (e neanche in tutte le aree). L’aspetto sorprendente è che se in alcune aree produttive e “ricche” del Paese è quasi scontato trovare tanti cavalli vapore, in altre zone invece no. La passione per le belle autovetture sembra aver contagiato buona parte della Puglia, la Basilicata, uno spicchio della Calabria, la provincia di Ragusa (reddito medio dichiarato 13.172 euro l’anno). Altre discrepanze macroscopiche saltano fuori nel nord della Sardegna. Ad Olbia, ad esempio, il reddito medio dichiarato è di 15mila euro circa. Ma la percentuale provinciale delle auto sopra i 2mila cv è sproporzionata per numero di abitanti abbienti: 7,91%. A Isernia, nel “depresso Molise”, il reddito medio è di 14mila euro, ma rombano per la piccola provincia ben 1506 auto sopra i 2500 cc. Peccato che non torni qualcosa: i contribuenti che dichiarano oltre 120mila euro l’anno, sono soltanto 125. E le Jaguar immatricolate 133. Bizzarro, no? E non mancano le sorprese al contrario. In altre aree del Paese comunemente considerate ricche o anche solo benestanti, come il Nord Ovest, buona parte della Toscana e il Lazio, hanno invece, al raffronto, una percentuale di macchine di lusso inferiore. E il parco macchine provinciale appare assai sobrio per quello che viene dichiarato. Eppure - nonostante la completa tracciabilità delle transazioni - non passa giorno che non salti fuori qualche furbetto dall’allergia evidente alle tasse che campa molto meglio di quanto dichiari al fisco. Ieri l’ultima scoperta: a Borghetto - piccolo borgo alle porte di Palermo - padre e figlio sono stati scoperti e denunciati come evasori fiscali totali. La Guardia di finanza di Partinico ha assodato che per anni l’allegra famigliola palermitana ha svolto l’attività di antiquari. Tutto normale, se non fosse che i due si sono ben guardati dal presentare le dichiarazioni dei redditi e versare le imposte dovute per la compravendita di mobili d’arte, dipinti su tela e su tavola, opere d’arte, icone, arredi d’epoca, orologi, porcellane e oggetti di pregio. E così, dopo gli accertamenti patrimonialiil Gip ha disposto il sequestro dei beni «per equivalente», ossia a garanzia del credito vantato dal fisco: 2 automobili e ben 7 immobili, per un valore pari a quello delle imposte non versate, circa 290.000 euro. Nella provincia di Palermo il reddito medio dichiarato nel 2013 è di appena 16.561 euro l’anno. E chissà che macchine avranno sequestrato i finanzieri ai due... di Antonio Castro

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