(Adnkronos) - C'e' un mettersi in mostra 'nudo e crudo' che e' del fatto di cronaca, o di un suo racconto fotografico. Eppure c'e' in questo esporsi, storico o biografico, uno sfasamento di realta', uno sconfinamento in quello che forse non e' gia' successo e che potrebbe anche non succedere. C'e' un vuoto di realta' che il linguaggio maschera e prova a riempire, un vuoto che chiede alla scena di essere rispettato. Dunque, un thriller socio-linguistico con un finale non certo sorprendente - la realta' e' falsa - e un colpevole altrettanto scontato, il linguaggio. "Melodramma/poliziesco/noir, meccanismi che sgretolano le utopie politiche dell'uomo - dichiara Fabrizio Arcuri - L'assenza di utopia, l'indifferenza alla Storia si inscrive sui corpi trasformando le vite degli uomini in melodramma. Sottostare ai legami reciproci, vincoli fatti di amore e sopraffazione, favoriscono un'estetica del realismo del degrado che esibisce l'impurita' del suo oggetto e ne tesse le lodi. Una festa del disordine in sostanza. In questo momento di totale assenza di ideologie architettiamo un ballo in maschera su una giostrina di periferia abbandonata da qualche zingaro in fuga".