(Adnkronos) - Caterino, appresa tale offesa da Salzillo, non perse tempo a riferirla a Massimo Russo. La reazione fu immediata: in particolare, dopo che Russo incontro' Nicola Schiavone e gli racconto' del rientro non autorizzato di Salzillo e della frase offensiva pronunciata nei confronti della famiglia Schiavone. I due ne decretarono la condanna a morte. Secondo gli inquirenti l'omicidio fu organizzato d'urgenza in pochissimi giorni, con il coinvolgimento di pochi interni al gruppo Schiavone, tra cui anche gli allora latitanti Pasquale Vargas e Massimo Russo. La preparazione dell'agguato, infatti, fu tenuta all'oscuro sia di Antonio Iovine, che di Michele Zagaria, poiche' in altre occasioni si era tentato di ammazzare Salzillo ma questi era sempre sfuggito all'attentato. Percio' in base a quanto deciso da Nicola Schiavone si doveva procedere nella massima segretezza. Infatti, a distanza di pochi giorni dalla sentenza di morte, il commando, composto da Massimo Russo, Pasquale Giovanni Vargas, Crescenzo Laiso e Carmine Morelli alla guida, armato di kalashnikov e pistole semiautomatiche, a bordo di un'Audi sw con targa clonata, una volta allertato della presenza della vittima da parte di Salvatore Caterino e Franco Bianco a bordo di una Toyota Yaris, dopo un breve inseguimento affianco' l'autovettura Bmw condotta da Salzillo e con a bordo Clemente Prisco, assassinato solo perche' si trovava per sua sfortuna in compagnia di Salzillo. (segue)