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Delitto Garlasco, nuovi esami

aggravano posizione di Stasi
di Silvia Tironi sabato 26 settembre 2009

2' di lettura

La posizione di Alberto Stasi potrebbe aggravarsi dopo le nuove perizie. Dai nuovi esami sulle macchie di sangue trovate nella villetta di Garlascodove il 13 agosto 2007 fu assassinata Chiara Poggi risulterebbe infatti che le macchie trovate in salotto,e in particolare vicino alla porta delle scale che portano allataverna, sarebbero in realtà in quantità più abbondante rispetto aquella descritta finora, dunque Alberto non avrebbe potuto nonsporcarsi le scarpe percorrendo il percorso che ha detto di aver fatto.Resta poi un "buco" di 26 minuti nell'alibi di Stasi, tempo in cui ilgiovane avrebbe potuto compiere l'omicidio. Se dunque èvero che l’ex bocconiano ha camminato sulla scena del delitto prima di scoprireil cadavere di Chiara lungo le scale della taverna di casa della ragazza, sullesuole delle sue scarpe sarebbe dovuto rimanere del sangue, o per lo meno traccedi dna della vittima, che invece non c’erano. Intanto anche un film girato dallaparte civile a villa Poggi dimostrerebbe che Alberto Stasi avrebbe avrebbeavuto tutto il tempo di compiere materialmente l’omicidio e fuggire inbicicletta nei 26 minuti di "buco" (tra le 9.10 e le 9.36) la mattinadel delitto. La novitàsulle chiazze di sangue è emersa durante le elaborazioni effettuate dalprofessor Nello Balossino, docente associato di elaborazione di immagini pressoil dipartimento d’informatica della facoltà di Scienze dell’università diTorino, sulle fotografie di tutte le tracce ematiche rilevate nel salotto dellavilletta di via Pascoli, in cui la mattina del 13 agosto di due anni fa è statauccisa Chiara Poggi, 26 anni. Dalle analisi risulterebbe che le macchie trovatein salotto, e in particolare vicino alla porta delle scale che portano allataverna, sarebbero in realtà in quantità più abbondante rispetto a quelladescritta finora, perché le tracce ematiche avrebbero una componentesignificativa di siero, di consistenza cromatica non visivamente rilevabile,che non risaltava dalle fotografie prese in considerazione dall’ingegner PieroBoccardo, consulente dell’accusa.

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