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Unità, centro commerciale

nel monumento del centenario
di Silvia Tironi sabato 29 agosto 2009

2' di lettura

L’ operapubblica che fu simbolo del centenario dell’Unità di Italia, quel Palazzo delLavoro di Torinoche drenò la gran parte dei finanziamenti stanziati per le celebrazioni del1961, si trasformeràin un maxicentro commerciale di 28mila metri quadrati con grandi parcheggisotterranei. Finisce così, senza troppa retorica, il luogo simbolodell’Esposizione di Torino ‘61 che assorbì 6 miliardi di lire dell’epoca sugli8 che il governo mise a disposizione sotto l’alto patronato del presidente dellarepubblica Giovanni Gronchi. Una cifra che significherebbe qualcosa come 80milioni di euro di oggi. La decisione è stata presa dal comune di Torino nel disperatotentativo di riqualificare l’area. La grande opera realizzata fin dall’iniziocon grandi polemiche per gli sprechi dagli architetti Pierluigi e Antonio Nervisi trasformerà dunque in uno dei complessi meno retorici che ci possono essere.Grazie alla variante al piano regolatore presentata dalla giunta di SergioChiamparino, il palazzo verrà venduto a una società privata, la Pentagramma Piemonteche lo restaurerà secondo la nuova filosofia: maxi centro commerciale e 36milametri quadrati di parcheggi. D’altra parte per anni fu inutilizzato, perchécostava troppo la sua manutenzione e nessuno lo ha voluto, deperendosi ognistagione di più per assoluta incuria. La sua storia sembra essere la cartina altornasole per le polemiche di queste settimane. Oggi sui finanziamenti allegrandi e piccole opere per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italiastorce il naso la Lega Norddi Umberto Bossi, spalleggiata quando si tratta di non buttare via i soldi dalministro dell’Economia, Giulio Tremonti. All’epoca a tuonare contro gli sprechiper i finanziamenti del centenario fu invece il partito comunista. Lo scrittoreDavide Lajolo si scagliò proprio contro il Palazzo del Lavoro che da solo avevaassorbito i tre quarti dello stanziamento finanziario iniziale: “Ogni qualvolta si chiede un aumento di stanziamento di fondi per sopperire allenecessità di una categoria viene risposto che non ci sono i fondi, e alloraperché ci si permette il lusso di spendere tanti soldi in realizzazioni che,praticamente, non tornano in alcun modo di utilità”?. Perrisposta raddoppieranno i fondi pubblici previsti, portandoli subito a ventimiliardi di lire dell’epoca (gli stanziamenti alla fine superarono a valoricorrenti i 500milioni di euro con mutui finiti di pagare non molti anni fa). Uncaso quanto mai attuale… Franco Bechis su Italia Oggi

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