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Innse, trovato l'accordo

Gli operai scendono dalla gru
di Michelangelo Bonessa domenica 16 agosto 2009

3' di lettura

 Al termine di una seconda, interminabile giornata ditrattative, è stato raggiunto l'accordo per la vendita della Innse di Milano alla cordata guidatadalla Camozzi di Brescia. Lostabilimento non sarà smantellato e l'azienda metalmeccanica continuerà a produrre.I quattro operai che con un delegato della Fiom si trovavano da oltre unasettimana su una gru all'interno della fabbrica sono scesi e hannoriabbracciato parenti e colleghi in festa. La svolta è avvenuta poco dopo la mezzanotte in prefettura a Milano, sede dellatrattativa. E' stata trovata l'intesa fra Silvano Genta, proprietario dellafabbrica metalmeccanica, il gruppo di imprenditori capeggiato dalla Camozzi ela Aedes, l'immobiliare proprietaria del terreno su cui sorge lo stabilimento.La Fiom ha visto accolte le sue richieste, concordate con gli operai dellaInnse, su piano industriale, riassunzione dei lavoratori, ammortizzatorisociali e cassa integrazione, oltre al riavvio della produzione da settembre.Nell'accordo, firmato dalla Fiom-Cgil e dalla Rsu, c'é la garanzia del postoper tutti e 49 gli operai che dal maggio del 2008 sono stati messi in mobilitàe che hanno portato avanti in questi mesi la loro protesta. A quel punto ilavoratori hanno dato il loro assenso e messo fine alla protesta che haattirato l'attenzione dell'intero Paese. "E' frutto questo successo dellalotta eccezionale dei lavoratori", ha detto il segretario nazionale dellaFiom Giorgio Cremaschi". "Oggi è una giornata positiva per il lavoro- ha commentato il segretario generale di Cgil Lombardia Nino Baseotto -.L'accordo raggiunto per il mantenimento e il rilancio delle attività produttivealla Innse è un successo che va ascritto alla lotta caparbia dei lavoratori edalla mobilitazione del sindacato". La giornata di estenuanti trattative èstata scandita dalla spola dei rappresentanti sindacali, in testa MariaSciancati della Fiom-Cgil Milano, tra la prefettura e la fabbrica. La Camozziaveva fatto sapere nel pomeriggio che non avrebbe portato il negoziato oltre lamezzanotte. Trovata l'intesa fra venditore e acquirente - dopo aver sciolto inodi del prezzo e dell'ampiezza del terreno richiesto dalla nuova proprietà -tutto si è bloccato per il rifiuto degli operai. Questi ultimi chiedevanomaggiori garanzie sull'occupazione e sul riavvio della fabbrica e minacciavanonuove iniziative di protesta. Alla fine tutto si è risolto per il meglio e glioperai che assieme al delegato della Fiom erano saliti per protesta su una gruotto giorni fa sono scesi a terra, provati e con la barba lunga, ma felici perla conclusione positiva della vicenda. Nel corso della giornata i cinque sierano anche collegati, grazie a Radio popolare, con i quattro lavoratori dellaCim di Marcellina (Roma), che a loro volta protestano su una torre alta 37metri. "Il vecchio tipo di lotta, lo sciopero, non funziona più. Bisognautilizzare nuove forme di lotta. Dobbiamo resistere. Più punti di resistenza cisono, meglio è per tutti", ha detto un operaio della Innse al collegadella Cim. "In tutti questi giorni non abbiamo mai perso la speranza". Lo hadetto Roberto, il sindacalista della Fiom che assieme ai quattro operai si èarrampicato domenica scorsa sopra i carri ponte della Innse per protesta controlo smantellamento dei macchinari della fabbrica. "Passavamo il tempodiscutendo, anche divertendoci e dormendo nel pomeriggio per il troppo caldo -ha detto il sindacalista -. Rimanevamo attaccati al telefono per sapere cosasuccedeva giù". Riguardo alla decisione di salire sui carri ponti, Robertoha detto: "Abbiamo deciso all'improvviso, senza prima consultarci. Cisiamo ritrovati in una posizione ben difendibile", ha aggiunto -. Lo statod'animo dei gruisti in questo momento è "positivo". "Questavicenda - prosegue Roberto - ha dimostrato che abbassando la testa non si va danessuna parte". Gli operai sono tornati a casa per riposarsi dopo lasettimana trascorsa sulla gru. "Sono contenta - dice Cristina, la mogliedi uno degli operai -. Non ne potevamo più. Ora andremo a casa a dormire".

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