Volatili aggressivi

Gabbiani in picchiata terrorizzano i turisti: cosa accade a Venezia (e non solo)

Caterina Maniaci

Il cielo è blu, le calli sono come d’abitudine affollate; ci si muove quasi a stento, tra turisti in ciabattine e cellulare in mano come da “protocollo”. Tarda mattina, viene un certo languorino. A Venezia i tramezzini sono una vera prelibatezza, contraddistinti dalla farcitura abbondante e dalla morbidezza del pane. Non si può resistere: detto fatto, ecco accaparrato il prezioso fagottino, ma non si può mangiare così, in mezzo alla calle piena di gente, non c’è gusto a mangiarlo tra il chiasso e la confusione, senza potersi fermare un momento per assaporarlo. Poi, non ci si faceva caso prima, ma adesso effettivamente, nel giro di pochi istanti, ci si sente attentamente osservati, quasi circondati, ci sono già sei, sette grossi gabbiani che sgambettano tra la gente.

Come mai? Quale sarà l’esca che li avvince? Improvvisamente si capisce: il tramezzino tenuto in mano. Non è possibile, con tutto quello che gli uccelli hanno a disposizione in questa città, rifiuti, avanzi di cibo, proprio il tramezzino devono puntare? Un tramezzino saldamente in mano? Sembra impossibile. Come pensano di impossessarsene? Siamo proprio sicuri che puntino a quello? Vengono in mente le atmosfere alla Hitchcock, le inquietanti trasformazioni degli animali che vivono intorno a noi in questi ultimi tempi... La soluzione è comunque a portata di mano, anzi di gamba: basta infilarsi in un piccolo vicolo stretto stretto, qui si starà un attimo in pace, a tu per tu con il magnifico tramezzino. Si sente un lieve fruscio, un attimo per girare la testa e...qualcosa di simile ad un proiettile di piume e di penne sfiora velocissimo il braccio ed ecco che il tramezzino non c’è più. Com’è possibile? Davvero è stato un gabbiano? Come ci è riuscito?

 


Scene simili si ripetono quasi quotidianamente a Venezia, non sono più lo stravagante e insolito racconto che sorprende e diverte. Si è moltiplicato, negli ultimi tempi, anche il numero di persone che deve ricorrere alle cure del pronto soccorso proprio in seguito a incontri troppo ravvicinati con i pennuti, che saranno diventati pure abilissimi nello sgraffignare panini, gelati, brioches, tramezzini e via dicendo, ma sono anche più aggressivi e pronti al vero e proprio inseguimento dei malcapitati che hanno puntato. Giorni fa Il Gazzettino ha dedicato un ampio articolo al “fenomeno”, descrivendo gabbiani che sembrano aver mutuato abitudini e tecniche dagli avvoltoi. E molto più aggressivi, anche con altri animali: gira nel web, ad esempio, un video piuttosto impressionante in cui, sempre a Venezia, di notte, in una calle deserta, un grosso gabbiano attacca e uccide con ferocia un colombo che malauguratamente si è scontrato con lui. Anche a Roma questi uccelli sono sempre più protagonisti di episodi curiosi, quando non inquietanti: li si vede spesso acquattati sopra bidoni delle immondizie, oppure impegnati ad ingaggiare furibondi duelli con ratti altrettanti grossi e affamati.

Che ne è stato del simbolo più congeniale della libertà e delle avventure marine, quando il verso dei gabbiani richiamava solo la felicità di trovarsi davanti alle onde, un’ipnotica canzone alla gioia di vivere...Addio al Gabbiano Jonathan Livingstone, romanzo cult delle generazioni beate anni Settanta, addio alla spensieratezza delle Vacanze all’Isola dei gabbiani della grande Astrid Lindgren, la “mamma” di Pippi Calzelunghe. Cosa sta succedendo agli animali? Gabbiani in picchiata su turisti e passanti, orsi e cervi che cercano di fare merenda entrando negli appartamenti, daini che passeggiano tranquillamente lungo i marciapiedi... Sì, è successo anche questo a Fregene, noto centro balneare alle porte di Roma. Molti cittadini li hanno incontrati- fotografati e ripresi - lungo le strade delle zone urbane, proprio vicini alle abitazioni. Abituati a vivere nei 280 ettari dell’oasi di Macchiagrande del WWF, ora hanno decisamente preso confidenza con gli umani e sempre più numerosi si avventurano per le vie della città, in pieno centro. Fatalmente il gran numero di daini pare che abbia attirato anche un branco di lupi, costantemente presenti sul litorale tra Maccarese e Fregene. Insomma, un effetto a catena, tale da far commentare a qualcuno che più che al mare sempre ormai di essere “in Abruzzo”, in montagna, tra daini, lupi e gabbiani che assomigliano ad avvoltoi.