La vendemmia è in anticipo: sarà un’annata di quelle buone

di Claudia Osmettidomenica 31 agosto 2025
La vendemmia è in anticipo: sarà un’annata di quelle buone

4' di lettura

Da qualche parte è già cominciata (come in Puglia per il Primitivo), altrove è questione di giorni: settembre, torna la vendemmia. Lo spettro dei dazi c’è, d’accordo, nessuno lo nega. Ma, signori, siamo onesti: il grosso della partita si gioca lì, in vigna, tra i filari, ché se da una parte l’incognita dell’export non fa dormire sonni tranquilli alcuni addetti ai lavori (i quali hanno temono pure per il calo strutturale dei consumi: dopo ci arriviamo), dall’altra i catastrofisti del clima sono serviti, magari con un calice di rosso in via di pigiatura. Era iniziata come l’estate del grande caldo, è finita come la stagione perfetta per gli amanti del vino: non tanto sulla quantità (che comunque non è secondaria), quanto sulla qualità.

Rosè, fermo, bollicine. L’Aivv, che è l’Accademia italiana della vite e del vino, il cui nome dice Festeggia il Meridione (che segna una crescita fino al più 20% in dodici mesi), festeggiano le isole: sta un po’ indietro il Centro Nord, dove le stime segnano una riduzione che si aggira intorno al 10%. Ma calmi gli animi, è ancora tutto da vedere. Bastano, in un certo senso, le prospettive dei territori che sono gli unici “sul campo” e sono gli unici ad avere il polso della situazione. E quindi. La Toscana prevede una produzione di 2,4 milioni di ettolitri in totale, leggermente inferiore a quella dell’anno passato ma si tratta di dettagli (anche perché la vendemmia del 2024 è considerata un’annata eccezionale): che sia Chianti classico o Nobile di Montepulciano, che si tratti del Brunello o delle cantine maremmane l’impressione è la stessa. In Puglia la produzione è già in crescita e si parla di undici milioni di ettolitri da stipare, che sono in aumento rispetto al 2024 ma soprattutto rispetto al 2023 (addirittura, in queso caso, del più 37%). Niente di scontato, per carità, ma anche il Centro studi vini del Piemonte sta campionando l’uva della sua zona e, sorpresa (be’, più o meno) i dati confermano una buona annata su entrambi i fronti, quello della qualità e quello della resa. L’estate agli sgoccioli ha fatto bene anche ai vitigni del Trentino i quali, in alcuni casi, si sono già messi all’opera per la vendemmia e hanno potuto, così, coinvolgere gli studenti dando loro l’ultimo lavoretto prima del rientro in classe (pare una nota marginale, in realtà non lo è per niente: si tratta in massima parte di ragazzi e ragazze delle superiori, che in questo modo si mettono in tasca qualcosina e che se la cavano mica male, complimenti a tutti). Splende il sole sulle colline venete occupate per 103.504 ettari solo dalle viti e nelle quali si attende una stagione abbandonate sotto ogni punto di vista; si sorride nella Gallura sarda dove oltre alla qualità dell’uva crescono anche i riconoscimenti per le etichette (e va bene così); in Sicilia i primi grappoli sono stati tagliati già a metà luglio, giusto per capire l’andazzo; in Calabria la produzione dovrebbe incrementarsi del 15%. «La vendemmia 2025 arriva con tante scorte ancora in cantina, secondo i dati Cantina Italia del ministero dell’Agricoltura, 43,6 milioni di ettolitri di vino al 30 giugno», racconta Alessandro Regoli, il direttore di Winenews, uno dei siti più seguiti del set: «Sebbene ci sia una grande varietà di territori, climi e vitigni, in generale si parla di una vendemmia nella norma, con una situazione generale di buona sanità delle uve, con un andamento stagionale che non ha creato particolari problemi fitosanitari o di vegetazione. Le primissime stime parlano di 45 milioni di ettolitri di vino». Hai detto niente: qui il brindisino è d’obbligo.

IL NODO DEI DAZI
È vero, però: «Per il mercato è un momento delicato viste anche le prospettive future, tra dazi, calo dei consumi e salutismo», spiega l’esperto. E allora «diventa fondamentale governare il limite produttivo per mantenere lo stesso mercato in equilibrio, soprattutto sul fronte della remuneratività dei vini e delle uve». Regoli è ottimista: «Il vino ha saputo affrontare e superare tante difficoltà e trasformazioni nel corso della sua storia millenaria, dobbiamo essere fiduciosi che sarà così anche questa volta». Una questione su tutte: «Sui dazi, tenendo conto che il mercato Usa è fondamentale e non rimpiazzabile con nessun altro, almeno non nel breve termine», potrebbero arrivare buone nuove: «Stando alle recenti dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sembrano esserci infatti possibili margini per trattare sui vini e su alcuni prodotti alimentari, anche se il vino è stato escluso, ufficialmente, dalla lista dei prodotti “zero-for-zero”, ovvero dei prodotti esenti dalle misure di Donald Trump».