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Famiglia nel bosco, come vivono i "neo rurali": una giornata con Sabine e Wouter

di Alessandro Dell'Orto domenica 30 novembre 2025

8' di lettura

Quando - dopo una lunga e tortuosa strada tra i boschi piemontesi - molli l’auto sotto un albero e ti incammini a piedi in un sentiero sterrato, intuisci che stai entrando in un altro mondo, un’altra dimensione. Ma, ancora, non immagini che in realtà intraprenderai un incredibile, coinvolgente e sorprendente viaggio nel tempo. Sì, perché dopo 200 metri di discesa, tra buche e sassi, la stradina finisce e ti trovi davanti a una roulotte d’epoca (una Constructam Condor del 1970) una casa del 1800 (su una pietra c’è inciso 1829) e, soprattutto, una giovane famiglia che vive come i nostri bisnonni: con acqua della sorgente, senza allacciamento all’energia elettrica, senza gas e con un bagno a secco. Li chiamano “neo rurali”, nome tanto di moda dopo la vicenda della “famiglia del bosco” cui hanno tolto i figli in Abruzzo, ma loro si definiscono semplicemente «due ragazzi che vivono liberamente e in modo naturale».

Eccoli, Wouter e Sabine, 41 e 42 anni, vestiti con abiti caldi, comodi ma eleganti - lui con un outfit pratico da boscaiolo, lei più ricercata con un maglioncino scollato, una gonna al ginocchio, calze pesanti e stivali con il laccio - e sorridenti: basta un attimo per capire che loro, beati, non sanno davvero cosa sia lo stress. Almeno quello che subiamo noi in città. Qui, a “Casa Spagna” («È il nome che c’era già, non sappiamo perché», spiegano) il tempo scorre incredibilmente lento e c’è qualcosa di magico nei profumi, negli odori, nei colori e pure nel silenzio. «Alessandro, benvenuto nella nostra vita una po’ strana e insolita, ma felice», dice in un buon italiano Sabine, spalancando gli occhioni azzurri e dimostrando che vivere isolati non significa escludere gli altri, ma il contrario: accoglierli, ospitarli per condividere, parlare, socializzare e far conoscere il proprio stile di esistenza.

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Wouter e Sabine sono olandesi e abitano qui, nei boschi di Trausella in Valchiusa (a 20 km da Ivrea e 75 da Torino), da due anni. Si sono conosciuti nel 2018 al “The Living Village Festival” a Dalfsen, un evento per comunità residenziali sostenibili ed ecologiche. «Io conducevo una vita normale in una casa normale - racconta Sabine - ma sognavo tanto un futuro diverso e alternativo». «Io invece viaggiavo da tre anni: sono stato in Sudamerica, ho camminato, con la fidanzata di allora, per 800 km tra Portogallo e Spagna e, da solo, pedalato per 2500 km nel Nord Europa - spiega Wouter -. Io e Sabine ci siamo fidanzati, ma poi c’è stato il Covid e abbiamo capito che ci serviva un change, un cambiamento. Abbiamo comprato la roulotte che vedi laggiù e, nel 2022, siamo partiti: più di un anno tra Francia del Sud e Spagna per cercare un posto dove stabilirci con i nostri ideali di vita». Fino all’arrivo in Italia, in Piemonte. «Io conoscevo la comunità Damanhur, che sta qui vicino, dove andavo da 10 anni (esiste dal 1979 ed è basata su una filosofia fondata sull’amore e il Divino, ndr) - aggiunge Sabine -, e amavo questi boschi. Quando, sul sito “Idealista”, abbiamo trovato la casa in cui abitiamo ora, abbiamo capito che il nostro futuro sarebbe stato in questo posto speciale».

I due ragazzi olandesi hanno acquistato il rudere («Per 40mila euro compreso un ettaro e mezzo di terreno») e l’hanno ristrutturato poco alla volta. «Molti lavori li ho fatti io; altri, come l’installazione della stufa, con l’aiuto di specialisti spiega Wouter -, ma restando fedeli ai nostri valori e al nostro sogno di una vita che torni alla semplicità». Cioè come quella dei nostri bisnonni, senza una vera rete elettrica, senza acqua corrente e con un bagno a secco. Sì, ma come ci si organizza nel 2025 per rispettare questi “paletti”? Come ci si comporta? Come si “sopravvive”? Non avendo nessun attacco elettrico, Wouter e Sabine si affidano ai pannelli solari. «Ne abbiamo tre da 200 watt l’uno che caricano una batteria da 2 Kwatt. Ma ora stiamo pensando di potenziarci con pannelli più grandi, perché con la nascita di Owin abbiamo bisogno di più acqua calda e di fare più lavatrici». Eh sì, perché il 4 dicembre di un anno fa la famiglia si è allargata. «Ho partorito lì nella vasca, eravamo solo io e Wouter e non sapevamo il sesso, ma ce lo sentivamo che sarebbe stato un maschio. Se ho avuto paura? No, solo tanta fede nella natura», spiega sorridendo Sabine, che ha anche altri due figli di 22 e 14 anni («Loro, però, stanno in Olanda»).

Eccolo, il bagno, a pian terreno vicino alle scale esterne. Una vasca nuova con piedini, una pedana in legno ricoperta da un tappeto zebrato, un lavabo e un boiler a legna («Si può anche collegare alla corrente, ma consuma molto») per scaldare l’ambiente e l’acqua. A destra, invece, la lavatrice da campeggio («Utilizziamo saponi ecologici») e l’asse del wc a secco: gli escrementi vengono ricoperti di segatura e il bidone, quando è pieno, va svuotato nel bosco. «Se devi fare la pipì? Guarda quanti alberi ci sono qui intorno», dice ridendo Wouter.

Ma da dove arriva l’acqua? Pochi metri lontano dal bagno c’è una cisterna che raccoglie, attraverso un lungo tubo, quella presa dalla sorgente 50 metri più su («Se si può bere? Ja, ja») e la smista nel bagno e in giardino, dove c’è un’altra vasca a piedini all’aperto. «Qui fuori veniamo a prendere l’acqua per cucinare e per lavare le stoviglie. Ma, soprattutto, ogni mattina appena svegli, io e mio marito facciamo il bagno- racconta Sabine mentre mostra un pezzo di ghiaccio trovato nella tinozza -: due minuti nell’acqua fredda, 10 secondi al sole e poi accappatoio. È rigenerante, credimi, il modo migliore per iniziare la giornata». Che poi prosegue tra lavoretti, passeggiate, coltivazione e, soprattutto, la crescita del bebe, come lo chiamo loro senza accenti. «Stiamo con lui, a turno, 24 ore su 24 e con il suo arrivo i nostri stili di vita si sono modificati». Owin ha il viso paffuto, bianco e rosso, lo sguardo vispo e un carattere solare: sorride, interagisce, scruta, sperimenta. «La storia della famiglia in Abruzzo cui hanno tolto i figli? Non abbiamo nè tv né radio, non la conosciamo bene», spiegano i due ragazzi olandesi che ora hanno la residenza a Trausella. I quali poi, dopo aver letto il riassunto della vicenda su un foglio, si rabbuiano. «È un problema delicato. Il nostro bebe è regolarmente registrato in Comune ed è in buona salute, qui è accudito e vive bene, abbiamo tutto a norma. Quando dovrà andare a scuola? Seguiremo quello che dice la legge, ma cercheremo di mandarlo con altri bambini di famiglie che vivono come noi, o magari con quelli della comunità Damanhur, così può imparare bene l’inglese».

Mentre Sabine parla, Owin indica due parapendii in volo e il cane Mango corre per il giardino, Wouter guarda i boschi. «Vedi? Gran parte del mio lavoro è andare a raccoglie la legna per scaldare la casa: taglio solo rami di alberi già morti. Sì, uso l’ascia, ma spesso anche la motosega». Perché va bene essere “neo rurali” e va bene inseguire una vita semplice, ma non è necessario essere per forza integralisti. E la coppia olandese non lo è. «Siamo aperti all’evoluzione, se necessaria: l’importante per noi è essere autosufficienti, ma senza diventare troppo rigidi soprattutto ora che abbiamo un bebe. A quale tecnologia ci affidiamo? La motosega, il trapano, la lavatrice da camping. E poi internet: viviamo come nel 1900, ma con il 4G». Questioni lavorative, perché Wouter si occupa di marketing e Sabine, da 18 anni, fa workshop e sedute di ipnoterapia. «La sera, quando Owin si addormenta, ci mettiamo al pc per un paio di ore, così riusciamo a guadagnare i soldi che servono per i piccoli acquisti andiamo al supermercato una voltala settimana- o per tornare in Olanda a trovare i nostri familiari».
L’altra fonte di reddito, per la coppia, è il turismo estivo.

«Vogliamo condividere queste splendido luogo isolato con chiunque voglia venirci a trovare: c’è uno spiazzo per le tende e la possibilità di affittare la nostra roulotte d’epoca. Per ora siamo solo su un sito straniero (campspace.com), ma per l’anno prossimo vorremmo fare pubblicità anche sui social media italiani. Altre persone, invece, vengono da noi attraverso la piattaforma Workaway: ospitiamo gratuitamente e, in cambio, chiediamo aiuto nei lavori. Sono già venuti giapponesi e canadesi, guardi là: quello scavo per far defluire l’acqua piovana l’ho fatto con loro». L’attività, però, che più occupa Wouter e Sabine è la coltivazione.

Poco oltre il giardino («Lì ci siamo sposati davanti a 50 amici, è un luogo di particolare energia in cui pratico yoga», spiega lei) c’è l’orto. Una piccola serra ben illuminata e riscaldata (il sole, però, sparisce dietro la montagna alle 14) con, attorno, altri 12 orticelli a cielo aperto: «Produciamo insalata, sedano, aglio, melanzane, cavoli, broccoli, rosmarino. E poi uva, lamponi, mirtilli, pere, ribes. A proposito, Alessandro, hai fame? Saliamo in casa». Quella che da fuori, tuttora, sembra un rudere, dentro è invece, a sorpresa, una casetta da sogno, un po’ come quelle delle favole. Pulita, piena di oggetti e di specchi («Aiutano a illuminare»), con lo spazio sfruttato in modo intelligente e arredata con gusto. «Faccio tutto io che sono creativa: vestiti, gioielli, tende, tovaglie. Perlopiù riciclando e sfruttando vecchi oggetti». Il salone principale è caldissimo grazie alla stufa a legna che serve anche per cucinare, poi ci sono un serbatoio ricaricabile con l’acqua della sorgente, un tavolo di castagno fatto a mano, mensole, una panca e in fondo la zona per far riposare il piccolo Owin.

Nella stanza a fianco, invece c’è la camera per dormire: letto a una piazza e mezza, scrivania, tappeto, stufetta a legna, armadio pieno di libri, lampade e arredi bianchi in pizzo. Graziosissima e accogliente. «Poi abbiamo altre due stanze, una qui e una a pian terreno, che per ora usiamo da ripostiglio, e una camera in soffitta che utilizziamo per stendere. Quando avremo più soldi renderemo anche quelle abitabili». La tavola intanto - mentre sul fuoco si scalda la zuppa («È preparata con le verdure del nostro orto: io sono anche esperta di erbe aromatiche») viene apparecchiata: formaggi («Li prendiamo dai vicini»), barattoli di cavolo bianco fermentato e di chutney («È un condimento agrodolce»), crocchette, cracker. Tutto sano («Siamo vegetariani»), tutto buonissimo, mentre il sole all’esterno sparisce e si avvicina il buio. La giornata con la famiglia “neo rurale” sta per finire, il viaggio nel tempo anche. Il ritorno allo stress della nostra vita “normale”, però, questa volta è davvero traumatico.

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