Sin dall’inizio delle nuove indagini su Andrea Sempio, è il possibile movente - su cui negli ultimi giorni sono filtrate indiscrezioni e che la Procura sarebbe pronta a rivelare solo in primavera - a rendere un giallo quasi irrisolvibile quello Garlasco. Un tassello tenuto sotto strettissimo riserbo, considerato dagli inquirenti decisivo per dare coerenza all’intero impianto investigativo e comprendere cosa avrebbe spinto il giovane a presentarsi nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007, ammesso che lo abbia fatto. Su questo punto, che secondo fonti qualificate riguarderebbe una dimensione personale e delicata, si sta giocando l’ultima parte del lavoro accusatorio.
Attorno al nodo del movente ruotano mesi di accertamenti, dal Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi alle ricostruzioni sulla scena del crimine, passando per le intercettazioni, le verifiche sugli spostamenti e un presunto alibi ritenuto dagli inquirenti non attendibile. La Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, insieme ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano diretti dal colonnello Antonio Coppola, sta provando a comporre il mosaico conclusivo, quello che potrebbe portare il caso davanti ai giudici con un nuovo imputato.
A sciogliere il nodo più complesso, quello delle tracce genetiche, è stata la genetista Denise Albani, nominata dal gip Daniela Garlaschelli nell’incidente probatorio che ha cristallizzato gli esiti per il futuro processo. La sua valutazione ha ribaltato la precedente perizia del professor Francesco De Stefano, utilizzata nel processo d’Appello bis che portò alla condanna di Alberto Stasi. Proprio su quell’elaborato continua a fare leva la difesa di Sempio, così come il team legale della famiglia Poggi, che contestano la conclusione della perita Albani definendola priva di "validità scientifica" e quindi "nulla".
L’indagato insiste sulla possibilità di una contaminazione delle tracce, ma gli inquirenti ritengono di aver adempiuto all’onere della prova già con le prime consulenze del professor Carlo Previderè e della dottoressa Pierangela Grignani, secondo cui i profili genetici risultavano pienamente compatibili con quelli di Sempio. A partire da quella base, le verifiche si sono moltiplicate, portando a ciò che gli investigatori definiscono "plurimi indizi" a suo carico.
Resta però il nodo del movente. Le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni parlano di un elemento radicato nella sfera più intima e personale dell’allora diciannovenne. Un aspetto che, se confermato, potrebbe fornire la spiegazione mancante e chiudere il cerchio di un’inchiesta che continua a riaccendere l’attenzione su uno dei casi più controversi degli ultimi anni.