Su Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per il delitto di Garlasco, cioè l'uccisione della 26enne Chiara Poggi nella villetta di famiglia il 13 agosto del 2007, ci sarebbero ancora degli elementi da chiarire. Tra questi, le numerose chiamate incrociate tra il 21 e il 22 gennaio 2017, venti giorni prima dell'interrogatorio previsto il 10 febbraio. Nel 2017, infatti, Sempio era già finito sotto indagine, poi chiusa con archiviazione. Il protagonista di quelle chiamate sarebbe stato Silvio Sapone, luogotenente dei carabinieri ed ex capo della squadra di polizia giudiziaria di Pavia. Durante l'interrogatorio dei giorni scorsi, però, Sapone ha dichiarato di "non ricordare" il motivo delle telefonate con Sempio. La Procura di Brescia, allora, è intervenuta sottolineando che in quei giorni non esistevano atti da notificare né motivi ufficiali per contattare un indagato per omicidio.
Dalla ricostruzione tecnica emergerebbe un quadro piuttosto dettagliato: alle ore 10.31 e 10.32 del 21 gennaio qualcuno dal telefono fisso della Procura di Pavia avrebbe fatto partire due chiamate verso il cellulare di Sempio, senza risposta. Poi alle ore 10.33 Sapone avrebbe provato dal suo cellulare privato, ma sempre senza ricevere risposta. Due minuti dopo sarebbe stato fatto un altro tentativo dal fisso, e successivamente di nuovo da Sapone. Nuove chiamate sarebbero state fatte dallo stesso numero della Procura ancora alle ore 10.54 e 10.58, ma ancora senza esito. Poi, alle 11.49 Sempio avrebbe ricevuto la prima chiamata dal proprio legale, Massimo Lovati, cui ne seguirà un'altra poco dopo. Alle 12.46 ci sarebbe stato l'ultimo tentativo di contatto da parte di Sapone, ma di nuovo senza risposta. Il giorno dopo, il 22 gennaio 2017, ci sarebbe stata una conversazione di oltre cinque minuti con l'indagato.
A portare avanti questa inchiesta parallela è la procura di Brescia. Coinvolti l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre del 37enne indagato. Sullo sfondo, movimenti di denaro, prestiti e prelievi che per i pm potrebbero indicare una dazione tra i 20 e i 30mila euro in cambio di una rapida archiviazione.