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Verona, altro delirio Pd: Befana? No, falò di vapore acqueo

di Alessandro Gonzato giovedì 8 gennaio 2026

3' di lettura

Asterischi, schwa, altre desinenze neutre, e «befana» che non si può dire neanche a chi ne ha l’aspetto – c’è una sentenza della Cassazione, ci torniamo dopo – e figuriamoci a chi non ce l’ha, maschio, femmina, non binario, fluido o solido che sia. Alcuni comuni del Nord, in ortodossia ai fondamentalisti del green talebano a cui si sono inginocchiati anche sindaci di centrodestra, la befana hanno pure rinunciato a bruciarla – chi le sentiva poi le femministe? – tradendo l’usanza popolare del 6 gennaio. Il motivo? Bruciare la befana inquina.

Alle stramberie ambientalista-progressiste ormai siamo abituati, ma a Verona la sinistra ha deciso di superare se stessa, attività non facile ma che spesso le riesce. Tolta la vecchia, la vècia come si dice da queste parti, il sindaco Damiano Tommasi – ex calciatore di Roma e Verona – l’ha sostituita con delle sedie rosse a cui la compagnia “Stalker” ha simulato di dare fuoco con del vapore acqueo. Il Brusa la vecia, con lo sfondo dell’Arena, trasformato in un falò ecologico, senza fiamme e nemmeno il fumo arcobaleno.

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Le usanze se ne vanno in malora e la gente gira i tacchi: nel quartiere di Santa Lucia, dove la vecchia fatta di legni e stracci l’hanno bruciata (evento organizzato dagli Alpini), c’erano 4mila persone.

Davanti all’Arena alla tristezza si è aggiunta la sfiga, e non poteva andare diversamente: il fumo posticcio prodotto dal vapore acqueo ha tirato a Nordest, presagio nefasto secondo i contadini, i quali però sono già stati bastonati dalle folli politiche europee, quindi a loro peggio di così non può andare, forse. Agli altri veronesi di certo sì, per ragioni diverse.

Quanto a tradizioni, ma è il male minore, la giunta dem ha eliminato pure la coda della stella cometa che partiva dall’Arena e arrivava dov’è stato organizzato il falò acqueo, e adesso c’è una tremenda baruffa sull’organizzazione del Carnevale, invero non tutta in capo all’amministrazione ma che rischia di guastare un’altra tradizione che ha mezzo secolo.

Ma davvero bruciare quattro ceppi mette a rischio l’ambiente? Ma dai! Bisogna stare attenti alla sicurezza, a questa sì, e infatti per decenni vicino al falò ci sono sempre stati i pompieri, pronti a intervenire anche se non hanno mai dovuto farlo.

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Il Brusa la vecia è sempre stato uno spettacolo per i bambini. Oggi i progressisti accatastano le sedie e le avvolgono di nebbia finta, dato che quella vera è scomparsa per colpa del cambiamento climatico provocato dalle vecchie befane in fiamme. La befana inquina e bruciarla, per alcuni, è anche discriminatorio, «mina la parità di genere»: tra i primi lo hanno detto nel 2016 alcuni consiglieri comunali di Mira, nel Veneziano, allora di Forza Italia e oggi non lo sappiamo.

Il Brusa la Vecia nel Veneto orientale si chiama Panevìn: “Pane e vino/la pinza sotto il camino/faville a ponente, pannocchie niente”, quindi niente polenta. Se il fumo va a oriente si dovrà «andare a elemosinare», cosa che a Verona, che pur è nel Veneto occidentale, sono tornati a fare accattoni di ogni ordine e grado ricomparsi da quando amministra il centrosinistra.

Dicevamo che non si può più dare della befana a nessuno: in una sentenza del 2013 la Cassazione ha confermato la condanna per molestie nei confronti di una donna che aveva inviato due sms alla cognata, dandole appunto della befana. In un altro caso, tremendamente più serio, un pompiere era stato travestito da Befana e, agganciato a delle funi, era stato issato al campanile per poi sorvolare la piazza. Il poveretto è finito contro la chiesa, con conseguente condanna degli organizzatori per lesioni colpose aggravate. Dato che il malcapitato era un pompiere (ha rischiato la pelle) la Cassazione ha ravvisato la violazione delle norme contro gli infortuni sul lavoro. Ma questa è un’altra storia. 

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