Una traccia fino ad oggi trascurata potrebbe rimettere in discussione anni di certezze e rilanciare la versione sempre sostenuta da Alberto Stasi sul delitto di Chiara Poggi. Una nuova impronta, la cui esistenza è stata resa nota in tv, viene interpretata come un elemento che potrebbe confermare il racconto dell'unico condannato per l’omicidio di Garlasco. Se la compatibilità fosse accertata in modo definitivo, questa prova aggiungerebbe un tassello potenzialmente decisivo a una vicenda giudiziaria che da quasi un ventennio divide opinione pubblica e addetti ai lavori.
Della vicenda se ne è parlato a Mattino 5, dove è stato mostrato un segno descritto come una sorta di V rovesciata individuato nella villetta di via Pascoli. Secondo quanto illustrato, questa traccia sarebbe compatibile con la suola delle scarpe Lacoste consegnate da Stasi agli inquirenti il giorno dopo l’omicidio. Fino a oggi, le uniche impronte ufficialmente considerate erano quelle insanguinate a pallini, sulle quali si è basata gran parte della ricostruzione accusatoria.
L’esistenza di una seconda impronta attribuibile alle calzature di Stasi, se confermata, potrebbe cambiare radicalmente il significato di molti elementi raccolti nel corso delle indagini. Indicherebbe infatti che l’uomo avrebbe camminato nella casa dopo l’omicidio, esattamente come ha sempre dichiarato, entrando nell’abitazione solo dopo aver scoperto il corpo della fidanzata.
Durante la trasmissione è stato spiegato che questa compatibilità, se verificata, renderebbe coerente la presenza di una traccia delle sue scarpe in un’area che non presentava sangue, rafforzando l’idea che Stasi non fosse l’autore delle impronte insanguinate ma sia arrivato successivamente sulla scena.
A sostegno di questa ricostruzione è stato ricordato anche che nella villetta di Garlasco entrarono numerose persone, tra investigatori, soccorritori e operatori vari, almeno una ventina. Un numero così elevato di accessi avrebbe potuto alterare o contaminare il quadro delle tracce presenti sul pavimento.
Un altro punto centrale riguarda l’assenza di sangue sulle scarpe di Stasi. Gli esami condotti dal Ris le avevano descritte come prive di tracce biologiche rilevanti, senza evidenze ematiche nemmeno dopo l’uso del luminol. Tuttavia è stato osservato che questo reagente non è specifico per il sangue e che eventuali residui avrebbero potuto essere rimossi dal semplice camminare su altre superfici dopo l’ingresso in casa.
Nel frattempo, anche altri elementi stanno riaprendo interrogativi sulla ricostruzione dei fatti. In particolare, recenti analisi sui capelli trovati nella mano di Chiara Poggi indicano che non possono essere attribuiti con certezza alla vittima, perché il Dna mitocondriale identifica soltanto la linea materna e non una persona in modo univoco. Questo dettaglio introduce ulteriori dubbi sulla dinamica dell’aggressione.
Il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua dunque a essere attraversato da nuove ipotesi e riletture delle prove. La possibile esistenza di un’impronta compatibile con le scarpe di Alberto Stasi riporta al centro una domanda mai sopita: se davvero quella traccia è sua, allora una parte decisiva del suo racconto potrebbe essere stata vera fin dall’inizio.