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Rapine, furti, spaccio, stupri? I dati che inchiodano gli immigrati

di Massimo Sanvito venerdì 9 gennaio 2026

3' di lettura

Su cento reati, in Italia, 35 portano la firma di cittadini stranieri. Bisogna partire da qui, considerando pure che gli immigrati in Italia sono poco più del 9 per cento della popolazione, per smascherare l’ipocrisia di Pd e compagni. Si chiede più sicurezza al governo, dai banchi dalla sinistra, ma quelli che oggi strillano sono gli stessi che hanno contribuito a creare il Far West in mezza Italia, specie nelle metropoli non a caso comandate da giunte rosse, a ritmo di accoglienza e buonismo. E così l’interrogazione parlamentare presentata da Matteo Renzi (Italia Viva) al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si è trasformata in un boomerang per tutto lo schieramento progressista.

«L’opposizione scopre solo ora il tema della sicurezza e il suo legame con l’immigrazione irregolare: gli stranieri sono responsabili del 35 per cento dei reati, con picchi ancora più alti in alcune città, e soprattutto per quegli stessi delitti citati dagli interroganti», ha spiegato ieri Piantedosi in Senato. In particolare, solo per citare alcuni reati, stando ai dati relativi al 2024 gli stranieri sono responsabili del 52 per cento delle rapine, del 48 per cento dei furti , del 44 per cento delle violenze sessuali e del 40 per cento della cessione di droga.

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Può bastare ai fan dei porti spalancanti? Del resto, nell’ultima legislatura che hanno condotto dall’inizio alla fine (la XVII) seppur con premier diversi, grazie alle intuizioni chiamate “Mare nostrum” e “Triton” nel Mediterraneo arrivarano in Italia la bellezza di 600mila clandestini. E i reati, va da sé, si impennarono. In quegli anni, rispetto a oggi, i crimini erano superiori del 18 per cento.

Gli omicidi, per fare un esempio, erano il 33 per cento in più dei giorni nostri. Non solo. I migranti sbarcati erano il triplo e pure tre volte superiori erano i morti in mare. «Veniva rimpatriato appena il 2,5 per cento degli sbarcati in Italia, rispetto al 10 per cento che riusciamo a fare grazie alle nostre politiche di rafforzamento dei centri per i rimpatri, che oggi contano più del doppio dei posti; oltre il 30 per cento dei poliziotti andava in pensione senza essere sostituito. Insomma; tutti i dati sulla sicurezza erano decisamente peggiori rispetto a oggi», ha sottolineato Piantedosi, aggiungendo come «ci sia ancora tanto da fare e ci saranno ulteriori iniziative del governo: anche un singolo episodio delittuoso tocca le nostre coscienze e ci impegna a fare ancora di più e meglio».

Venendo all’anno che si è appena chiuso, i numeri snocciolati dal titolare del Viminale certificano un sensibile cambio di passo: nel 2025, infatti, si è registrato un -3,5 per cento alla voce reati rispetto al 2024. Nel dettaglio: -7,5 per cento di violenze sessuali; -4 per cento di lesioni, -6 per cento di furti, -4,5 per cento di rapine, -5 per cento di estorsioni, -7,5 per cento di maltrattamenti in famiglia, -9 per cento di sfruttamento della prostituzione.

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«Se volessi utilizzare la stessa logica seguita dagli interroganti, dovrei dire che questo calo è frutto proprio delle politiche sulla sicurezza messe in campo dal governo: 39mila nuove assunzioni tra le forze di polizia- il triplo di quanto fatto in anni passati- e altri 30mila operatori entreranno in servizio entro il 2027», ha detto Piantedosi. Per migliorare la sicurezza nelle grandi città, il governo sta puntando molto, e continuerà a farlo, sulle operazioni ad “alto impatto”. I risultati degli ultimi tre anni? Oltre un milione di soggetti identificati, con più di 2mila arresti, 12mila denunce e 9mila allontanamenti da quelle “zone rosse” che la sinistra ha fin da subito osteggiato sproloquiando di “limitazione alle libertà personali”. Quanto ai rimpatri, altro tema spinoso, l’esecutivo Meloni li ha aumentati del 12 per cento annuo, per un totale di 7.000 stranieri espulsi dall’Italia. Attenzione: duecento di questi erano soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale. Quanto invece agli sbarchi, si registra un dimezzamento degli arrivi rispetto al 2023.

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