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Garante Privacy, si dimette Guido Scorza: "Passo necessario"

di Redazione sabato 17 gennaio 2026

3' di lettura

"Ho appena trasmesso al Presidente e al Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio": ad annunciarlo sul suo sito personale è Guido Scorza, componente dell'Authority, indagato isieme agli altri membri per peculato e corruzione dalla Procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta nata dopo alcuni servizi della trasmissione Report. In particolare, secondo l'accusa, sarebbero state fatte spese illegittime. Scorza poi aggiunge: "Ho deciso di fare un passo indietro. Credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione anche se, permettetemi di pensarlo, non posso che ritenerla ingiusta nella sostanza e nelle modalità che mi hanno portato ad assumerla".

"Non ho nessuna remora né imbarazzo nel confessare che è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita - scrive ancora Scorza -. Lascio, ne sono convinto, uno dei lavori più belli che a una persona possa capitare. Lascio un lavoro che ho fatto con più determinazione e passione di qualsiasi altro fatto sin qui. Lascio un lavoro che non ho mai considerato tale ma una missione civile prima che professionale e istituzionale. Un’occasione unica di fare, nel mio piccolo, la mia parte per promuovere e difendere un diritto che non è mai stato tanto centrale e irrinunciabile nella vita delle persone e della società. Una missione alla quale ho dedicato ogni giorno degli ultimi cinque anni. Lascio un incarico che, per me, ha sempre rappresentato anche un modo per restituire, almeno parte di ciò che mi ha dato, a un Paese che mi ha dato tantissimo, consentendomi di acquisire competenze ed esperienze importanti, di realizzarmi nella dimensione personale e professionale e di credere in un futuro migliore del passato da lasciare alle mie figlie. Lascio un incarico che avevo sognato da quando, trent’anni fa, incontrai, per la prima volta, Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli che stavano lavorando a quella che sarebbe diventata la prima legge italiana sulla protezione dei dati personali".

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Parlando delle motivazioni che lo hanno portato a questa scelta, continua: "Lascio principalmente per rispetto del loro sogno, quello di Stefano e di Giovanni ma anche delle tante donne e dei tanti uomini che con loro hanno dato vita a quello che sarebbe poi diventato il Garante per la protezione dei dati personali, un sogno che, negli anni, ben prima di essere eletto, è diventato anche il mio: rendere forte un diritto fragile e garbato come la privacy".

L'Authority - ha sottolineato - "sta vivendo, oggi, uno dei momenti più difficili della sua trentennale esistenza. Un giorno - che, purtroppo, non è oggi e non è vicino - ci si renderà conto e si capirà che questo momento difficile dell’Autorità non è dovuto a errori o omissioni di chi ci ha lavorato, ci lavora e continuerà a lavorarci e non è dovuto, per quel che mi riguarda, a ciò che ho fatto o non ho fatto, fermo restando, naturalmente che fare meglio e di più è sempre possibile, ma a fattori estranei all’Autorità e a patologie e derive di un sistema che non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri, tutti egualmente centrali e irrinunciabili nella vita democratica del nostro Paese". Dopodiché ribadisce: "Lascio nell’assoluta certezza di non avere - come ho già spiegato ieri in un video al quale mi limito a rinviare - nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse. Anche se non c’è dubbio che restare sarebbe stata la scelta egoisticamente migliore, più comoda, forse, più saggia, ma sarebbe anche stata una scelta incompatibile con ciò in cui credo, con la mia storia, con il mio modo di essere e di rispettare le Istituzioni". 

In riferimento all'inchiesta da cui tutto è partito, invece, dice: "Ho detto e scritto decine di volte dall’inizio di questa vicenda che considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria che hanno interessato il Garante e ne resto convinto. E, però, in tutta sincerità non credo che in un sistema democratico solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale, pietra angolare della nostra democrazia". 

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