Il primo arrestato per l’assalto al poliziotto ha 22 anni, un giovanissimo. La teppaglia che abbiamo visto in azione a Torino è in gran parte composta da squadracce di ragazzini con la segatura ideologica in testa e un’organizzazione da guerriglia urbana. Sono culturalmente uno Zero Calcare, il loro massimo filosofo si chiama Francesca Albanese, il simbolo della «resistenza» è Yahya Sinwar, il macellaio di Khan Yunis, la mente della strage del 7 ottobre, eliminato da un drone dell’esercito israeliano a Rafah. Questa galassia farneticante va studiata, mastica parole che trasforma in guerriglia urbana. Hanno i loro mezzi di propaganda, si nutrono di un neo -marxismo filo -palestinese che ha i suoi intellettuali di riferimento e tragici personaggi della propaganda.
Leggo su “l’Antidiplomatico” il testo di un tal Roberto Adduci, pubblicato ieri sera alle 18: «“Blocchiamo tutto” non era uno slogan vuoto. Era – ed è – un manuale d’azione che si scrive da solo, nelle strade, contro un governo apertamente razzista, guerrafondaio e vassallo dell'impero atlantico». Non un solo cenno alla mattanza contro un uomo inerme in divisa.
Tutto comincia sempre dalla parola e per mestiere prendo sempre nota di quel che si scrive, perché è il testo (e il contesto) che sempre anticipa i «fenomeni morbosi più svariati» (Antonio Gramsci, “Quaderni del carcere”), è dal frasario d’ordinanza che arriva l’ordine di colpire. È il programma di questi bravi ragazzi a cui la sinistra liscia il pelo da decenni: «Altri passi dovranno seguire per alzare il livello di conflittualità socio -politica». Alzare il livello, dopo lo sfascio di Torino e un tentato omicidio, significa solo una cosa: moltiplicare il caos. Niente è occulto, tutto è alla luce del sole, siamo avvisati.