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Assegno di divorzio cambiano le regole, la sentenza che ribalta tutto

di Redazione giovedì 5 febbraio 2026

2' di lettura

Novità in arrivo per chi percepisce un assegno di divorzio, una sentenza potrà ribaltare e rivoluzionare tutto. La Corte di Cassazione ha stabilito che non può più essere considerato una «pensione a vita». Con la sentenza n. 1999 del 2026, la Suprema Corte ha chiarito che il sostegno economico all’ex coniuge spetta solo se esiste una reale disparità economica tra le parti o se chi lo richiede ha dato un contributo concreto durante il matrimonio. In passato, l’assegno di divorzio veniva spesso concesso quasi automaticamente, come se fosse un diritto a vita derivante dal matrimonio stesso, indipendentemente dalla situazione economica dei coniugi. La nuova pronuncia ribalta questo approccio, richiedendo una valutazione concreta delle condizioni di ciascun ex coniuge. In pratica, il giudice deve verificare se chi richiede l’assegno non sia in grado di mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio attraverso le proprie risorse.

Per capire meglio cosa cambia, si possono fare alcuni esempi. Una moglie che durante il matrimonio ha lavorato solo saltuariamente, dedicandosi alla famiglia, potrà continuare a ricevere un assegno se non ha un reddito sufficiente a garantire la propria autonomia economica. Al contrario, un ex coniuge che ha continuato a lavorare e ha un reddito stabile, anche se aveva fatto sacrifici durante la vita matrimoniale, potrebbe non avere più diritto a un assegno illimitato. La sentenza mette quindi al centro il principio di compensazione, piuttosto che quello di semplice mantenimento. L’assegno diventa uno strumento per riequilibrare eventuali squilibri economici creati dal matrimonio, non una rendita automatica. Ad esempio, se durante il matrimonio uno dei coniugi ha lasciato il lavoro per accudire i figli o sostenere l’attività dell’altro, potrà legittimamente richiedere un sostegno, ma sempre proporzionato alla situazione reale e non illimitato nel tempo. Questo orientamento avvicina il sistema italiano a quello di altri Paesi europei, dove il sostegno post-divorzio è legato a necessità effettive e alla capacità di ciascun ex coniuge di mantenersi autonomamente. L’obiettivo è bilanciare la tutela di chi ha bisogno con il principio della responsabilità economica individuale, evitando che l’assegno diventi una «rendita a vita» indipendente dalle circostanze. In definitiva, la sentenza della Cassazione chiarisce che l’assegno di divorzio non è più un diritto automatico, ma uno strumento flessibile e proporzionato alle reali condizioni dei coniugi, con l’obiettivo di garantire equità senza creare privilegi ingiustificati

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