A quasi 19 anni dall'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, un elemento del passato torna a scuotere l'opinione pubblica. Si tratta di un biglietto anonimo apparso nell'ottobre 2007 sulla tomba (o cappellina) della giovane, con una frase lapidaria e senza firma: "A uccidere Chiara è stato Marco".
La madre della vittima, Rita Preda, ne parlò in una conversazione telefonica intercettata con l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. Il dialogo, reso pubblico da Maria Conversano sul suo canale YouTube, è stato ripreso oggi da Panorama in un articolo firmato da Giacomo Ferruti.Nella telefonata Rita Preda, visibilmente scossa, riferisce: "C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco". L'avvocato prova a identificare il nome, suggerendo Marco Panzarasa – amico di Alberto Stasi, il fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni per l'omicidio – ma la donna risponde: "Non lo so, non dice il cognome".
L'articolo contestualizza il messaggio come uno dei tanti anonimi ambigui ricevuti dalla famiglia, forse frutto di mitomania o di un tentativo di depistaggio. Si ricorda che Stasi, all'epoca, veniva segnalato da giornali locali per visite nascoste al cimitero. Tizzoni, nel dialogo, sottolinea le difficoltà difensive: "Se non ci sono impronte di estranei, si fa dura per Stasi dimostrare che non è lui".