Sono nata in Italia da famiglia dalmata italiana ma mi ritrovo privata dell’identità italiana da parte dello Stato croato: ho scoperto su Facebook e su Wikipedia (versione croata) che, nonostante il cognome latino, la Croazia sostiene che i miei avi fossero croati, mentre ha confermato la dichiarazione della Repubblica socialista federale di Jugoslavia che mio nonno Giovanni de Dominis fosse italiano per poter vendere le sue proprietà. Quindi dopo che la mia famiglia è stata derubata di tutto, viene derubata anche dell’identità italiana. La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, all’articolo 8 “vita privata e familiare”, prevede il ricorso per violazione del nome e dell’identità personale/culturale, perché il diritto al nome tutela la continuità dell’identità personale e familiare e, indirettamente, quella culturale e nazionale.
Mio nonno Giovanni de Dominis con la sua famiglia abbandonò l’isola di Arbe l’8 settembre 1943 con i soli vestiti estivi addosso perché ricercato dai titini che lo volevano impiccare in quanto “possidente italiano”, come fecero con altri che appesero sui pali della luce lungo il porto. Riporto qui la lettera che il 25 gennaio scorso ho inviato all’ambasciata di Croazia a Washington (e per conoscenza al ministero degli Esteri d’Italia, ministro Antonio Tajani; all’ambasciata d’Italia a Washington, ambasciatore Marco Peronaci; all’ambasciata d’Italia a Zagabria, ambasciatore Paolo Trichilo; al Ministero degli Esteri di Croazia, ministro Gordan Grlic-Radman; all’ambasciata di Croazia a Roma, ambasciatore S.E. Jasen Mesic).
«Ho appreso dal post su Facebook dell’Ambasciata di Croazia a Washington del 6 gennaio 2026 che l’italiano John Owen Dominis, marito dell’ultima regina delle Hawaii Liliuokalani e primo cugino del mio bisnonno Pacifico, fosse croato! Vorrei informare lo Stato croato che suo padre John Dominis lasciò nel 1815 l’isola di Arbe, contea della mia famiglia dal ’400, per l’America perché era ricercato dalla polizia dell’Impero Austro-Ungarico essendo un carbonaro che cospirava per l’unità d’Italia. Marco Antonio de Dominis (1560-1624), scienziato dell’ottica, arcivescovo di Spalato e poi decano di Winsor, non scrisse in croato ma in latino le sue opere: De radiis et visibus e “De Republica Ecclesiastica e non le firmò Marcantun ma Marco Antonio e le sue lettere private sono scritte in italiano; Giovanni de Dominis, comandante e conte veneziano delle galee dalmate a Lepanto (1571), sconfisse lungo l’ala destra gli algerini, alleati dei turchi, sulla sua galea “San Giovanni” e non si chiamava Ivan». Nella lettera chiedo pertanto allo Stato croato come possa sostenere che i miei antenati fossero croati.
Evidenzio alcuni aspetti: la Croazia non esisteva quando in Dalmazia fino al 1910, secondo il censimento austriaco, la maggioranza della popolazione sulla costa era italiana e le scuole erano italiane. Nel 1943 mio nonno Giovanni fuggì con la famiglia da Arbe a Venezia ricercato dai titini che lo avevano dichiarato nemico del popolo e suo cugino fu trucidato. Nel catasto tavolare dell’isola di Arbe è stato aggiunto a penna sulle nostre proprietà che non abbiamo diritto alla restituzione in quanto di nazionalità italiana.
«Nonostante la richiesta di restituzione legalmente presentata da mio padre prima del 1997, la pratica di restituzione dei beni è ancora ferma al tribunale della confisca di Arbe, mentre il sindaco di Arbe negli anni seguenti ha venduto i nostri terreni e le nostre case agli occupanti senza averne titolo, perché la Croazia, benché faccia parte dell’Unione Europea e dovrebbe essere uno Stato di diritto, considera il possesso superiore al diritto di proprietà e discrimina gli italiani. Di quanto affermo ho tutti i documenti di famiglia, a partire dall’albero genealogico. Se non riceverò una risposta in tempi congrui dallo Stato croato, adirò la Corte Europea per la tutela identitaria del mio cognome e dei miei diritti di proprietà».