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Se il Trattato di Osimo è un tradimento per gli esuli istriani

Dopo la morte di Josip Broz "Tito", la Jugoslavia è implosa in numerosi Stati e l’Italia, impossibilitata a riaprire le trattative, ora confina con la Slovenia
di Sergio De Benedetti martedì 10 febbraio 2026

2' di lettura

Il Quinto (ed ultimo) Governo Rumor si dimise il 23 novembre 1974, sostituito dal Quarto (ed ultimo) Governo Moro che resistette fino al 12 febbraio 1976. I due statisti si scambiarono i ruoli anche nelle cariche, divenendo Mariano Rumor Ministro degli Esteri, laddove Aldo Moro lo era stato nel Governo precedente. In questo tempo quasi biennale (Rumor aveva assunto l’incarico il 16 marzo 1974), si erano svolte le trattative conclusive del Trattato di Osimo firmato il 10 novembre 1975 da Rumor e dal Ministro degli Esteri jugolsavo Milos Milic nella villa Monte San Pietro di proprietà del conte Giulio Leopardi Dittajuti.

In pratica l’Italia rinunciava alla sovranità formale sulla Zona B (distretti di Capodistria e di Buie fino al fiume Quieto) del mai costituito Territorio Libero di Trieste, rappresentando per la ex popolazione della Venezia Giulia una delusione cocente non ancora rimarginata, sia pur nel rispetto del Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 dove le Parti assicuravano il livello di protezione dei reciproci gruppi etnici. Per obbligo delle intese internazionali stabilite alla fine del Secondo conflitto mondiale, l’Italia informò dell’accordo i governi degli Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia ma l’iter parlamentare per la ratifica del Trattato avvenne con evidente difficoltà, concludendosi tra mille proteste sia alla Camera che in Senato e giungendo alla conclusione contestatissima soltanto il 24 febbraio 1977.

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Va detto infine che fin dall’inizio delle trattative, per la prima volta nella storia della Repubblica, non fu il Ministero degli Affari Esteri a condurle ma, in modo incredibilmente riservato, il direttore generale del Ministero dell’Industria, Eugenio Carbone, che si confrontò per tutto il tempo con Boris Snuderl, presidente del Comitato Federale per i Rapporti Economici jugoslavi. Qualcuno parlò anche di riferimenti, senza peraltro conferme, alla “strategia dell’attenzione” verso il Comunismo intrapresa in quegli anni dall’onorevole Moro. Seguirono le dimissioni dell’Ambasciatore Gianluigi Milesi Ferretti e quando si venne a conoscenza che Carbone e Snuderl avevano firmato il 6 agosto 1975 un accordo segreto, anche il plenipotenziario Camillo Giurati abbandonò l’incarico. Personaggio discusso, Carbone risultò in seguito essere appartenuto alla Loggia P2 di Licio Gelli. Come poi tutti sappiamo, dopo la morte di Josip Broz “Tito” (4 maggio 1980), la Jugoslavia è implosa in numerosi Stati e l’Italia, impossibilitata a riaprire le trattative, ora confina con la Slovenia.

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