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Una giornata per la ricerca scientifica

Siamo di fronte alla fonte primaria del sapere, della conoscenza, della cultura e della concezione laica dello Stato
di Maria Antonietta Farina Coscioni venerdì 20 febbraio 2026

3' di lettura

Caro direttore, è il 20 febbraio: al di là degli schieramenti politici, delle divergenze o convergenze di opinione, delle sensibilità e delle convinzioni, penso che questa giornata dovrebbe assumere un significato e una rilevanza particolare; dovremmo essere tutti d’accordo, laici e credenti per farne una “Giornata nazionale per la libertà di ricerca scientifica”. Perché il 20 febbraio, ti chiederai, e si chiederanno i tuoi lettori. Perché quel giorno di venti anni fa, mio marito Luca Coscioni moriva, stroncato dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica; una malattia terribile di cui ancora la scienza non ha saputo trovare guarigione e che ha colpito e colpisce migliaia di persone. Chi la contrae non guarisce: può cercare di rallentare il decorso, ma progressivamente vede il suo corpo diventare inerte fino alla paralisi totale, immobile, prigioniero, incapace di nutrirsi, perfino parlare e infine respirare. Solo le facoltà intellettuali restano intatte.

Quando ho conosciuto Luca era un brillante docente di economia, che divideva il suo tempo tra insegnamento universitario, ricerca, sport; io ero una studentessa. In breve tempo dalle affinità, siamo passati alle passioni condivise: spinta presto alla curiosità, alla ricerca di un linguaggio condiviso: il valore delle parole, il potere della “parola” e le “parole” del potere, quindi alle scelte politiche che dominano le vite di ciascuno di noi.

Una normalità durata ben poco: nel 1995 sono apparsi i sintomi della SLA; e per noi è iniziata una “nuova” vita, un “viaggio” tutto nuovo. Non si è abbattuto. Anzi, la malattia gli ha dato nuova forza e vigore. Lui amava la vita, e si è battuto fino al suo ultimo respiro per il diritto alla dignità della vita. Prima della malattia era impegnato nell’ambito della sua città in numerose iniziative civiche. “Dopo” si è iscritto al Partito Radicale, di cui diventerà presto presidente. La sua forza è stata, come lui stesso scriveva, quella di «trasformare il personale in politico». Per questo ha accettato la proposta di Pannella di candidarsi alla Camera dei deputati nel 2001, una candidatura sostenuta da 49 Premi Nobel e 510 scienziati e ricercatori.

Partecipava a dibattiti e riunioni comunicando con il sintetizzatore vocale, è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il Premio Nobel per la Letteratura José Saramago gli scrive elogiandone il coraggio. Ha accettato di fare da “cavia” a una sperimentazione con le staminali... Il 20 febbraio di vent’anni fa, aveva solo 38 anni, Marco Pannella ne ha annunciato, dai microfoni di “Radio Radicale”, tra singhiozzi e lacrime, la morte. Luca ed io siamo stati accomunati da un unico destino, insieme come la goccia che, instancabile, scava la roccia. Non ci siamo arresi, è stata la malattia a vincere Luca, irriducibile sempre.

Oggi vorrei evitare una celebrazione di stanca retorica e tutto sommato scontata e inutile. Libertà di ricerca significa, in definitiva, difendere i principi della democrazia. Ecco perché la proposta di una giornata ad hoc. Quando ero deputata, nella XVI legislatura, ho depositato una proposta di legge in questo senso. I casi che forse non sono un caso: sempre un 20 febbraio, ma del 2012, moriva un’altra eccellenza italiana, il premio Nobel Renato Dulbecco, anche lui “emigrato”. Fu Dulbecco, nel 2000, a presiedere una Commissione di esperti istituita dall’allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi per studiare l’utilizzo delle staminali embrionali nella cura di tantissime malattie.

Credo che il modo migliore per ricordare nel concreto mio marito, le sue lotte e il suo impegno, sia quello sì di pensare e ricordare “ieri”, ma soprattutto lavorare per un possibile “domani”. In questo paese la ricerca langue.

Ci sono mille lacci e laccioli che la paralizzano; pochi i fondi destinati, molti pregiudizi da superare; divieti che non hanno ragione di essere. Centinaia, migliaia di ricercatori e studiosi sono letteralmente costretti a emigrare per poter fare quello che più utilmente potrebbero fare in Italia, a vantaggio di tanti malati e delle famiglie che pagando prezzi umani ed economici altissimi, li assistono. È indispensabile rafforzare la percezione pubblica del ruolo che la cultura scientifica ha svolto in passato e che può svolgere nello sviluppo civile, economico e culturale della società.

È la libertà di ricerca scientifica la fonte primaria del sapere, della conoscenza, della cultura e della concezione laica dello Stato. Libertà di ricerca significa, in definitiva, difendere i principi della democrazia. È questo impegno, questa passione, che voglio associare al ricordo di Luca. Ecco perché la proposta di una giornata ad hoc. Caro Direttore, ci stai?

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