"Ma cosa fate?": ci sarebbe stata agitazione nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano la sera del 23 dicembre, quando è stato espiantato il cuore destinato a Domenico, il bimbo di due anni morto a seguito del trapianto di un cuore danneggiato. Presente in quel momento non solo lo staff del Monaldi di Napoli, dove è poi avvenuto l'intervento di trapianto, ma anche i colleghi di Innsbruck, che si sono occupati dell’espianto di altri organi dal donatore. Sarebbero stati loro, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, ad accorgersi che qualcosa non andava.
Il racconto di una forte tensione era emerso anche dalla relazione inviata dal direttore del dipartimento Prevenzione sanitaria e salute della provincia di Bolzano, Michael Mayr, al ministero della Salute lo scorso 18 febbraio. Nei giorni scorsi, inoltre, il tutto è stato confermato dai medici austriaci, sentiti dai carabinieri dei Nas di Trento, nell’ambito dell’indagine per omicidio colposo condotta dalla Procura di Napoli. Al momento gli indagati sono sette, tutti del Monaldi.
Intanto, proprio dall'attività investigativa trapelano nuovi elementi. Tra questi, per esempio, il fatto che il cuore, dopo l’espianto, sarebbe stato messo in un barattolo di plastica, con del ghiaccio secco usato per il trasporto. Ghiaccio secco che avrebbe "bruciato" l’organo. Il danno, però, potrebbe non essere stato causato solo dal ghiaccio. Stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe esserci un’ipotesi alternativa: il cuore potrebbe essere stato danneggiato prima, nei minuti intercorsi tra il momento dell’incisione, avvenuto alle 9.43, e l’espianto, alle 11.25.