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Villa Mussolini a Riccione, ecco che cosa diventerà

di Caterina Maniaci sabato 21 marzo 2026

3' di lettura

 «Oggi non celebriamo solo un acquisto, ma un atto di riappropriazione identitaria: è una vittoria della città per la città». L’oggetto dell’evidente soddisfazione è la Villa Margherita, poi diventata nota e ancora oggi conosciuta come Villa Mussolini; le parole sono quelle pronunciate dalla sindaca di Riccione Daniela Angelini, rendendo nota la decisione della Fondazione Cassa di risparmio di Rimini di accettare la proposta di acquisto del Comune. Battuta così l’altra proposta in lizza della David2 srl, società di Torino vicina all’imprenditore e collezionista d’arte Massimo Massano, ex deputato dell’Msi. Nuovo capitolo, dunque, della movimentata esistenza di Villa Mussolini, all’asta dallo scorso ottobre. La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che aveva acquisito l’immobile nel 1997, si è trovata di fronte, inizialmente, a tre offerte: quella del Comune di Riccione, che ha in comodato d’uso la struttura; quella dell’azienda torinese “David2” e quella di “Piadina Riccione” chiamatasi però quasi subito fuori dalla corsa.

L’ente aveva fissato la scadenza per la decisione allo scorso 30 gennaio ma poi aveva deciso di procrastinare al 30 maggio “la vincolatività delle rispettive offerte”. Anticipata, invece, la decisione che ha premiato la proposta dell’amministrazione della città romagnola. Lo scorso 22 dicembre, alla formalizzazione della candidatura, la sindaca Angelini aveva sottolineato che «con questo atto facciamo una scelta di responsabilità verso la storia e il futuro di Riccione. Villa Mussolini non è solo un edificio di pregio ma un pezzo della nostra identità che abbiamo il dovere di proteggere e valorizzare». Un luogo della memoria storica, dunque, il cui futuro, secondo le intenzioni, dovrebbe essere quello di un polo culturale, sede di mostre fotografiche, centro di documentazione, sempre aperto per le scuole e i ricercatori universitari. Una vita movimentata, si diceva, quella del bell’edificio costruito nel 1893 da Ferdinando Mancini e battezzato come Villa Margherita, proprio in riva all’Adriatico. Posizione e bellezza tali da conquistare donna Rachele Guidi in Mussolini che la compra nel 1934.

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D’estate qui il Duce, la moglie e i cinque figli, più ospiti vari, si ritrovano a passare diversi mesi, rafforzando la fama di Riccione come luogo à la page per le vacanze. Diventa, nel tempo, anche una proprietà molto più estesa, e alla caduta della dittatura fascista diviene proprietà dello Stato. Dal 1966 al 1983 ospita un ristorante. Sono stagioni svafillanti della movida romagnola. Seguono anni di abbandono, finché nel 1997 l’edificio passa alla Fondazione Carim tramite Riminicultura per esser data in gestione al Comune di Riccione, passano ancora decenni e si arriva all’asta fatidica. La discesa in campo della società piemontese vicina all’ex deputato del Msi, peraltro, ha agitato le acque del mondo politico locale, per il timore serpeggiante che la residenza potesse diventare un ritrovo di nostalgici. L’acquisizione da parte del Comune viene approvata anche da Fratelli d’Italia. Visto che «garantisce allo stabile un futuro certo», ma FdI vigilerà, avverte il capogruppo Stefano Paolini, «attentamente» sull’attuazione dei progetti futuri, auspicando chiarezza di intenti e coinvolgimento «di tutti fin da subito» e una «collaborazione fattiva con il governo centrale». Nelle pieghe della storia di questa villa simbolo, ce n’è una più sinistra e inquietante. Bisogna tornare agli anni Trenta. A pochi metri da villa Margherita, infatti, c’è anche una villa in mattoni rossi; appartiene alla famiglia di un ebreo originario di Corfù, Nissim Matatia, che gestisce ben avviati negozi di pellicceria a Faenza e Forlì. A partire dalle campagne antisemite del 1938 la famiglia Matatia subisce da parte delle autorità fasciste pressioni, trasformate poi in persecuzioni, affinché lasci quella casa: infatti, si considera indecente la presenza di ebrei vicino alla dimora del Duce. Alla fine Nissim viene espulso e costretto a vendere la villa per una cifra irrisoria. E così questa storia sprofonda nelle tenebre: l’intera famiglia verrà deportata ad Auschwitz e quasi del tutto sterminata.

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