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Milano rischia di bloccarsi e di subire danni incalcolabili

Le leggi sono sacre ma ora siamo al paradosso di sperare che le accuse diventino condanne Solo in questo modo si eviterebbe alla città una paralisi urbanistica. Che ci sia un giudice...
di Gabriele Albertinimercoledì 1 aprile 2026
Milano rischia di bloccarsi e di subire danni incalcolabili

3' di lettura

«Fiat Iustitia et pereat mundus!». Come tutti sanno, l’espressione, attribuita a Ferdinando I d’Asburgo, (...) sta ad indicare la necessaria, inevitabile intransigenza nel voler rispettare e far rispettare le leggi, nella loro implacabile applicazione («Ne cives ad arma veniant»). Quale altro valore, se non la “forza della legge” ci distingue, noi società civile, dalla belluina ferocia della giungla dove vige “la legge del più forte”?! Ci piace pensare alle leggi, le nostre buone, oneste leggi, come Socrate le definiva nel dialogo di Platone “Critone”, che lo stava inducendo, quasi istigando, a contraddirle. «Le leggi sono i nostri genitori! Nostro padre e nostra madre, come potremmo opporvisi!». C’è, tuttavia, una correzione della citata frase e non di poco conto, attribuita a Georg Wihelm Friederich Hegel: «Fiat Iustitia ne pereat mundus!» («Sia fatta giustizia perché non perisca il mondo!»).

È questo il quesito, che pongo a me stesso, ai miei 25 lettori, ai magistrati inquirenti della Procura di Milano, dopo appresi gli ultimi sviluppi delle indagini sulla vendita dello stadio S. Siro/Meazza. Nessuno di noi vorrebbe che chi decide per tutti, avendo ricevuto la legittimazione a farlo, con l’elezione a governare Milano, «La Sovranità appartiene al Popolo», abbia favorito qualcuno a danno di un altro e che un bene pubblico, cioè di tutti noi, sia stato svenduto! Sia ben chiaro! Tuttavia, non può che suscitare sconcerto, che dopo 7 anni, dalla impietosa ma anch’essa irriducibile, richiesta di Milan ed Inter, ineludibile, come l’applicazione delle leggi, «Non possiamo più stare qui, questo onusto e glorioso impianto sportivo non regge al confronto del mercato, occorre abbatterlo e rifarne uno nuovo, perché si possa continuare ad essere competitivi nel commercio mondiale», dopo realizzata “in extremis” una vendita, dopo asta competitiva e valutazione della Corte dei Conti... ci sia qualcosa da correggere, perché esiste una presunta “fattispecie di reato”! Sono quasi ad augurarmi ed ovviamente lo dico con profonda amarezza e per un forzato, doloroso e triste gusto del paradosso, che, in prospettiva, le accuse si confermino, al più presto possibile, condanne definitive! Perché, se dopo alcuni anni, come spessissimo avviene (le ingiuste imputazioni sono circa 120.000 all’anno e le ingiuste detenzioni, acclarate e risarcite da “colleghi non separati”, di chi le aveva, ingiustamente, comminate, tra il 2017 ed il 2025, sono state circa 6.500!!!), il tutto si rivelasse privo di fondamento, “il fatto non sussiste”, “per non aver commesso il fatto”... allora il danno per la Città, per la Giustizia, per la Repubblica sarebbe colossale, incolmabile, sesquipedale... se non fosse una parola troppo ricercata! Non trovo espressione più appropriata, in conclusione, da sottoporre all’attenzione dei miei 25 lettori, che le parole di un Procuratore Capo Emerito, Edmondo Bruti Liberati, pubblicate, oggi, su Il Foglio, che mi onora, non quanto io per Lui, della Sua stima ed amicizia. Non ho avuto con Lui, lo stesso, “simbiotico” rapporto che ebbi con il Suo predecessore, Francesco Saverio Borrelli. Certo, non credo per volontà divergenti, piuttosto per il tempo e lo spazio, che non abbiamo potuto condividere nella contemporaneità delle nostre funzioni istituzionali. Ma, come sempre, nella vita, la differenza la fanno le persone, non i ruoli, le appartenenze, le storie personali... solo “Chi sei?”.

Eccole: «La magistratura deve tenere saldi i principi del garantismo, (...) E la magistratura può essere garante, sempre e per tutti, se può confidare sui solidi baluardi della sua indipendenza»(...) «All’Art. 358 del Codice di p.p. sta scritto che il pm svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta ad indagini. Se si prospetta l’eventualità di elementi che contraddicono la sua ipotesi, dovere del pm è svolgere accertamenti. Lo impone il suo ruolo d’accusa “pubblica”, tenuta alla ricostruzione della verità e non alla ricerca a ogni costo della condanna e l’elementare esigenza professionale di verificare la tenuta della sua ipotesi(...) e se un pm, sulla pressione delle campagne “Legge ed Ordine”, sempre più attuali, omette questo rigore professionale, è un cattivo pm». Ecco, che altro aggiungere? E meno che meno togliere? A chi sta indagando uno spunto di riflessione... a noi tutti, un progetto di speranza... “Che ci sia un giudice” a Milano... non solo a Berlino.