Nessun cibo avariato, ma un avvelenamento. La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita sta assumendo contorni inquietanti. Dopo tre mesi di indagini, è arrivata la scoperta che ha sconvolto tutta Pietracatella, paese di 1.200 anime del Molisano: qualcuno ha fatto ingerire loro un veleno potentissimo, la ricina, inodore e insapore, per il quale non esiste antidoto. A rivelarlo gli esami di sangue e un capello della 50enne, con un verdetto univoco che ha viaggiato dai laboratori del centro antiveleni di Pavia fino alla Svizzera e agli Stati Uniti.
E così il fascicolo aperto alla Procura di Campobasso che procedeva a carico di cinque medici dell’ospedale Cardarelli per omicidio colposo (dove le due vittime si erano più volte presentate), si è trasformato nell'ipotesi di reato di duplice omicidio premeditato ed è passato di mano alla Procura di Larino, nel cui territorio ricade il comune di Pietracatella. L'avvelenamento di Antonella e della figlia 15enne è dunque avvenuto a casa loro tra il 23 e il 24 dicembre, giorno del loro primo accesso al pronto soccorso di Campobasso.
Oltre ai sospetti su familiari e amici, la domanda ora è la seguente: dove è stata acquistata la ricina? Il sospetto è che la proteina presente nei semi della pianta Ricinus communis sia stata comprata sul dark web, quella parte nascosta di internet in cui è possibile compiere attività illecite, con tanto di accesso a siti legittimi. Così per la Procura di Larino adesso è fondamentale, per riuscire a identificare il colpevole, individuare il momento in cui è avvenuta l'assunzione della sostanza e dove si stata sciolta, se nel cibo - e, quindi, in quale portata esattamente - o se in qualche bevanda.