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Verona, seppellita da pacchi e oggetti: la morte atroce di una 57enne

mercoledì 1 aprile 2026

2' di lettura

Una morte atroce, quella di una donna di 57 anni a Verona: letteralmente uccisa dalla montagna di pacchi e pacchetti che aveva accumulato in casa. Il dramma si è consumato all’interno dell’abitazione della vittima, dove le forze dell’ordine e i vigili del fuoco sono riusciti a entrare solo dopo aver superato numerosi ostacoli. A far scattare l’allarme è stato il compagno della donna, preoccupato per il fatto che non riuscita a mettersi in contatto con lei. Una volta sul posto, i soccorritori si sono trovati davanti a una situazione estrema: scatoloni ancora chiusi, acquisti recenti e sacchetti pieni di oggetti inutilizzati occupavano gran parte degli spazi, creando vere e proprie barriere.

Il corpo è stato individuato a terra, al termine di un’operazione complessa che ha richiesto lo spostamento di ingenti quantità di materiale per aprire un varco all’interno dell’appartamento. Secondo chi ha partecipato all’intervento, le condizioni dell’abitazione erano tali da rendere quasi impossibile una vita quotidiana normale. La donna, descritta come economicamente benestante, avrebbe accumulato negli anni oggetti acquistati soprattutto online, arrivando a utilizzare anche un secondo immobile per conservare ciò che non riusciva a smaltire.

Le indagini sono ora concentrate sulla ricostruzione della dinamica del decesso. Tra le ipotesi principali, quella di un cedimento improvviso delle pile di scatoloni: la donna potrebbe essere rimasta intrappolata sotto il peso dei materiali, senza possibilità di liberarsi né di respirare.

"Siamo di fronte a un episodio di accumulo compulsivo portato all’estremo" ha spiegato Giovanni Albertini, psicologo e psicoterapeuta, per poi aggiungere che "in questi contesti si innesca un meccanismo tipico del disturbo ossessivo-compulsivo: per calmare un’ansia profonda o un rimuginio incessante, il soggetto compie atti irrinunciabili, come l’acquisto continuo di oggetti che spesso non vengono nemmeno scartati. È un modo per colmare un vuoto interiore ma in casi così gravi la patologia finisce per consumare letteralmente lo spazio fisico, trasformando il rifugio domestico in una trappola".

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