In Italia, come nel mondo, la situazione è grave. Ma per parafrasare una famosa battuta con aspetti poco seri, parte dei quali però sono frutto di una guerra ibrida che usa con fantasia molteplici strumenti. Al netto delle continue giravolte da parte di Trump, tuttavia l’Occidente nel suo complesso è sotto un attacco insieme assai forte e molto articolato: in primo luogo sul piano più direttamente politico-militare esso è condotto da parte di Putin e dell’Iran, mentre in modo più felpato, specie sul piano economico, esso è sviluppato dalla Cina. Questo dato di fondo non va mai dimenticato. Un giorno sì e un giorno no Trump sputa sulla Nato, ma invece in questo contesto anche gli Stati Uniti ne hanno un grande bisogno. Comunque, in una situazione così contraddittoria, l’Italia deve munirsi insieme di determinazione e di pazienza. Di determinazione perché la nostra politica estera deve concentrarsi sull’Europa, a partire da due decisivi aspetti economici, quello degli Eurobond e quello della revisione del Patto di Stabilità e a un punto di vista militare per l’inevitabile aumento delle spese dei singoli Stati e per la costruzione della Difesa Europea che purtroppo richiede dei tempi medi e lunghi. Nell’immediato l’obiettivo della politica estera della Italia e dell’Europa deve concentrarsi sulla tutela della Ucraina anche facendo i conti con il sabotaggio ungherese. In questo quadro ha ragione il ministro Tajani quando sostiene il superamento dell’unanimità.
L’altro aspetto della politica estera italiana dovrebbe essere quello della “pazienza”, nel senso che comunque il rilancio della politica europea deve fare i conti con l’imprevedibilità di Trump di cui vanno contrastati a viso aperto gli aspetti più negativi (dalla Groenlandia, alla ambiguità sulla Ucraina, alle polemiche sulla Nato) cercando però di ricondurre la politica americana nell’ambito della Nato che è indispensabile per tutto l’Occidente. Ciò detto, bisogna però avere piena consapevolezza che l’Italia è oggi sotto il fuoco di una guerra ibrida che va da aspetti folkloristici - vedi il “ballo delle fidanzate” - che oggi riguarda specialmente il centrodestra e vicende assai più serie invece in atto nel campo largo.
A proposito di ciò che sta avvenendo nel campo largo, viene voglia di dire: “Giù le mani dalla Schlein”, che al fondo è una radical di stampo americano senza collusione con lo schieramento anti occidentale. Invece nel campo largo è in atto una manovra assai inquietante proprio per i suoi risvolti internazionali fondata sulla convergenza tra alcuni leader storici del Pci - Pds - Pd, quali Bettini e D’Alema con Giuseppe Conte. Giuseppi Conte è un trasformista a 360 gradi: può anche incontrare un singolare emissario di Trump, ma ciò è una copertura rispetto ai suoi rapporti reali che da anni vanno da Putin alla Cina. Sotto i suoi due governi i rapporti dell’Italia con la Russia è ancor di più con la Cina raggiunsero punte assai elevate: l’Italia fu l’unico Paese del G7 ad aderire alla Via della Seta, mentre una allegra brigata militare russa girava per l’Italia del Nord. Su questo terreno più propriamente politico non va sottovalutato per ciò che riguarda il centrodestra la rottura di Vannacci che in due occasioni non ha votato con la maggioranza di centrodestra. Se Vannacci riesce a togliere il 3-4 per cento alla coalizione raccolta intorno alla Meloni, le conseguenze sono imprevedibili. In sostanza, la stabilità italiana ha dato un grande fastidio al fronte anti occidentale e oggi vediamo che il nostro Paese è al centro di una guerra ibrida che ricorre ad una molteplicità di strumenti e di interventi. Nel campo largo la partita è del tutto aperta, e il 9 aprile vedremo quale sarà la risposta di Giorgia Meloni.




