Sempre più fitto il giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove mamma e figlia di 50 e 15 anni sono morte nei giorni delle festività natalizie probabilmente a seguito di avvelenamento da ricina, una sostanza tossica potenzialmente letale. La relazione del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia ha confermato con "massima affidabilità" la presenza del veleno nel sangue di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, un’"intossicazione acuta" che rafforza l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Resta invece il nodo del padre e marito, Gianni Di Vita: agli esami è risultato negativo, ma gli esperti non escludono un possibile contatto con la sostanza. E a complicare il quadro, come riporta il Corriere della Sera, è soprattutto il ritardo nelle analisi.
Il sangue dell’ex sindaco sarebbe stato prelevato il 28 dicembre e conservato allo Spallanzani di Roma, ma sarebbe arrivato al Centro Antiveleni di Pavia solo l’11 marzo, dopo l’alert sulla presenza di ricina nelle due vittime. Inoltre, sarebbe stato analizzato con modalità diverse. Il rischio, quindi, è che nel tempo la sostanza possa essersi degradata, rendendo difficile individuarne le tracce.
Intanto, sono attesi passaggi chiave, a partire dall’estrapolazione dei dati dal cellulare e l’esame dei vetrini delle autopsie. "Quando passano mesi dall’ingestione le tracce possono svanire", ha spiegato il direttore del Centro Antiveleni, Carlo Locatelli. Che ha aggiunto come In Italia i casi registrati siano pochi e legati a ingestione accidentale.