Come un elefante in gioielleria, a Garlasco il passato torna a bussare con dirompenza. E lo fa trascinando dentro vecchi nomi, vecchie amicizie e vecchie ambiguità. La Procura di Pavia riapre il faldone e decide di riascoltare tutti: non solo l’indagato Andrea Sempio, ma anche le gemelle Cappa e Marco Poggi. Tutti convocati, tutti chiamati a spiegare. Tutti, per ora, semplici testimoni.
Il punto è che sotto la cenere qualcosa continua a covare. Messaggi, vocali, vecchi file: materiale che riemerge e alimenta sospetti. Come quel vocale attribuito a Stefania Cappa, che riporta una frase pesante come un macigno: "Fu uccisa per un rifiuto". Una suggestione? Una pista? O l’ennesimo frammento di un puzzle che da quasi vent’anni sfugge a qualsiasi ricostruzione definitiva?
E poi c’è la sorella, Paola, oggi food blogger che sui social si fa chiamare "Polina Krasoviza", ma che un giorno promise al suo allora amico Francesco Chiesa Soprani: "Io non ho mai aperto bocca, però verrà il giorno che la apro. E dico tutto. Anzi: tutto, tutto, tutto. Voglio esser pagata fior di milioni, tutto quello che ha guadagnato la Ferragni in questi anni, lo guadagnerò in una volta sola". Chissà se lo farà adesso, quando entrerà nella caserma Montebello.
Su WhatsApp, con l’ex amico, Paola-Polina giudicò sprezzante l’avvocato degli zii (i Poggi, genitori di Chiara), Gian Luigi Tizzoni ("Un cogl...") e sul cugino e consulente informatico Paolo Reale, accusato di essersi arricchito con il caso. Due giorni dopo il delitto della cugina mise a verbale: "Secondo me ha potuto avere delle avance non corrisposte da qualche uomo che non ha accettato il rifiuto — disse — e studiate le abitudini della Chiara in questa settimana ha agito d’impulso".
Non si tratta solo di ricostruire un delitto, ma di capire un contesto. Intanto, la strategia è chiara: allargare il raggio. Non lasciare zone d’ombra. Ascoltare chi, finora, era rimasto ai margini. Le gemelle Cappa, mai indagate. Marco Poggi, il fratello della vittima. Figure centrali, ma rimaste sullo sfondo. Il risultato? Un’indagine che somiglia sempre meno a una storia chiusa e sempre più a un romanzo infinito. Senza dimenticare le abitudini di Sempio, all'epoca - secondo la Procura di Pavia - frequente nell'usare il computer di Chiara Poggi insieme all’amico Marco, a navigare su siti porno e strani forum pieni di immagini macabre in orari incompatibili con la presenza in casa della ragazza. Così come gli orari dei passaggi su chiavetta usb dei video intimi di Chiara e del fidanzato Alberto Stasi. Anche di questo chiederà conto la Procura di Pavia.