La nuova ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi parte da un orario preciso: le 9.45 del 13 agosto 2007. È quello del primo squillo di Alberto Stasi rimasto senza risposta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori – si legge su Repubblica - è in quel momento che la ragazza avrebbe iniziato a morire.
La Procura di Pavia, insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e ai Ris di Cagliari, indica oggi Andrea Sempio come presunto aggressore. L’ipotesi - secondo gli specialisti della Omicidi con il colonnello incaricato Andrea Berti - è che il giovane, allora 19enne e amico del fratello della vittima, fosse arrivato in via Pascoli con l’intenzione di un approccio sessuale. Chiara era ancora in pantaloncini e canotta.
La porta di casa non era chiusa a chiave dopo che, alle 9.12, aveva disinserito l’allarme per fare uscire i gatti. Secondo la nuova dinamica, l’aggressione comincia davanti al divano. Tre gocce di sangue sul pavimento indicherebbero un primo colpo al volto. La ragazza tenta di fuggire verso l’ingresso, cade contro il portavaso metallico e viene colpita più volte alla testa. L’arma sarebbe compatibile con il martello senza coda sparito da casa Poggi.
La professoressa Cristina Cattaneo avrebbe reperito in Francia un modello simile per dimensioni e materiali. Chiara avrebbe, poi, provato a liberarsi dalla stretta alle caviglie mentre veniva trascinata verso il mobiletto del telefono, subendo nuovi colpi frontali che la tramortirebbero. E ancora, davanti alla porta a soffietto che conduce alla cantina. E infine sul quarto gradino della scala, come testimonierebbero le macchie da "cast off", proiettate sulle pareti dal martello insanguinato. I colpi letali.
Gli investigatori rivalutano anche vecchie tracce ignorate nel 2007. Tra queste, l’impronta della mano sinistra nel sangue e la traccia “97F” sul muro vicino alla scala della cantina. Sul gradino zero resterebbe invece l’impronta di scarpa “N1”, mentre la celebre traccia “33” sarebbe stata lasciata dal killer mentre osservava il corpo. La ricostruzione colloca poi Sempio in fuga verso casa della nonna passando dal canale dietro la villetta. Alle 9.58 dal suo cellulare partirebbe uno squillo verso un amico, agganciando la cella di Garlasco. Per gli inquirenti, la storia dello scontrino di Vigevano sarebbe stata costruita solo dopo