"Dei circa 300 euro al mese che ricevono da Stasi oggi, le garantisco che i Poggi farebbero a meno". A dirlo è Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia. È lui a ribadire che "a loro della parte economica non interessa sostanzialmente nulla. Questo concetto che si stiano arroccando per due soldi in croce, perché tali sono, è oltremodo offensivo".
Nei giorni scorsi, infatti, voci accusavano Rita Preda e Giuseppe Poggi - i genitori di Chiara - di opporsi alla nuova indagine per non dover restituire i soldi del risarcimento. Raggiunto da Open, Tizzoni chiede "un po' più di rispetto nell'immaginare una famiglia che ha avuto una figlia uccisa, con uno Stato che ha riconosciuto la responsabilità del condannato dopo due indagini a Pavia, ricorso straordinario alla Cassazione, ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, due tentativi di revisione a Brescia…tutto sommato penso che anche i Poggi potessero e possano pensare che i circa 50 magistrati che fino ad oggi hanno visto la vicenda non abbiano sbagliato".
In ogni caso, se la revisione dovesse dimostrare l'innocenza di Stasi, alla famiglia Poggi "restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio". Il risarcimento stabilito dalle sentenze ammonta a un milione di euro. Solo dopo una lunga battaglia legale si è arrivati a un accordo transattivo di circa 700mila euro, a oggi percepiti circa 350-400mila euro, "'di cui ne avranno spesi 150 mila" per affrontare i processi. "Avranno messo da parte 200mila euro. Il signor Poggi da sempre ha un conto dedicato, dove ogni mese vengono accreditati questi circa 350-400 euro del lavoro di Stasi, e lui quella cifra non l'ha mai toccata, ce l'ha lì. Restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio".