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Orrore a Venezia: musulmano stupra la sua coinquilina

di Lorenzo Cafarchio lunedì 11 maggio 2026

3' di lettura

Il fattore Bangladesh sulle elezioni comunali a Venezia del prossimo 24 e 25 maggio. L’ultimo episodio racconta una vicenda scabrosa legata allo stupro di una giovane diciassettenne bengalese. Sabato notte, precisamente a Mestre (la località più popolosa del Comune veneziano), la giovane ha denunciato di essere stata violentata dal coinquilino suo connazionale che viveva con lei, il marito della donna e il figlio della coppia di appena tre mesi. Una storia agghiacciante, cui seguiranno gli accertamenti anche dal punto di vista giudiziario. In pratica l’uomo, approfittando dell’assenza del marito, avrebbe violentato la minorenne, mentre il neonato dormiva nella stanza accanto. La ragazza sarebbe poi riuscita a chiamare i carabinieri che sono prontamente intervenuti e una volta arrivati sul posto l’hanno accompagnata in Pronto soccorso. Qui è stata sottoposta ad accertamenti medici. Intanto le indagini proseguono anche se gli investigatori, sul caso, stanno tenendo il massimo riserbo. Eppure, dalle prime indiscrezioni sembrerebbe essere stato proprio il coinquilino a commettere l’efferata violenza.

LA DENUNCIA DEL CENTRODESTRA
Lo stupro, però, si muove su una situazione parecchio intricata. Perché nella corsa verso le amministrative a Venezia i numeri della comunità di originari del Bangladesh potrebbero essere decisivi. Infatti, contano 20mila residenti- dopo Roma è la collettività di bengalesi più grande d’Italia - di cui circa 3mila hanno ottenuto la cittadinanza italiana. E quindi possono diventare un fattore decisivo nella corsa verso Ca’ Farsetti. Ma rimaniamo, prima, sull’orribile violenza carnale. «Un episodio inaccettabile, uno stupro vergognoso che ha avuto come preda una diciassette bengalese. Un’altra vittima della violenza dell’Islam radicale e probabilmente del sistema marcio basato sulle ospitalità. Lo stesso schema che ho già visto a Monfalcone. Una minorenne bengalese già con figli: mi chiedo, una sposa bambina?». Parole di fuoco usate da Anna Maria Cisint, europarlamentare leghista, e dal capogruppo della Lega a Venezia, Alex Bazzarro.

«Stuprata dall’ospite, anche lui islamico, presenza dietro alla quale spesso si nasconde un mercato nero di subaffitti illegali e posti letto abusivi», aggiungono i due. «Un mercato islamico dell’orrore, dove la donna viene doppiamente svenduta: prima come sposa e madre a soli 17 anni, poi in pasto agli “ospiti” abusivi». Gli esponenti della Lega concludono asserendo che «per loro la donna vale zero, un oggetto da mercificare. Questa è la pseudo-cultura che la sinistra vuole portare anche in Comune a Venezia. Per noi questi soggetti devono essere reimpacchettati e spediti da dove sono venuti».

I CANDIDATI DELLA SINISTRA
Ecco il nesso dove si inserisce questa brutta vicenda all’ombra di un abuso sessuale. Una comunità così nutrita, su 251mila residenti veneziani, può fare gola in vista delle elezioni e così in queste settimane abbiamo assistito allo scontro politico tra centrodestra e centrosinistra attorno ai bengalesi. Scorrendo le liste, tra le candidature al consiglio comunale e alle municipalità, ne troviamo ben sette. Tutti schierati col Pd. Gli esempi più eclatanti sono quelli di Abdul Mahade e Begum Sumaya candidati a Marghera. Sui loro santini la bandiera del Bangladesh e ogni indicazione redatta in bengalese. La Begun, inoltre, ha deciso di posare nella foto di rito con l’abito tradizionale della sua Nazione di origine con tanto di velo. La traduzione del materiale propagandistico?

«Nel nome di Allah, il più benevolo, il misericordioso. La comunità bengalese invita tutti a votare per Marghera-Venezia. Sono stati nominati due candidati dalla comunità bengalese per il partito Pd. Sul simbolo del Pd, metti una croce e scrivi i nomi dei candidati accanto».Il tutto mentre la Lega ha ingaggiato una battaglia contro la volontà di costruire a Mestre una moschea. I suoi manifesti affissi sugli autobus - “No moschea. Vota Lega” - sono stati bloccati dall’azienda partecipata del Comune per via della «presenza di contenuti di natura religiosa non compatibili con le regole che disciplinano l’utilizzo degli spazi pubblicitari sui mezzi del trasporto pubblico». Un increscioso fatto di cronaca, il quale analizzato ci racconta le scelte immigrazioniste della sinistra a cui bisognerebbe rispondere con l’identità. Senza scomodare Huntington e lo scontro di civiltà, non sarebbe il caso di ragionare seriamente attorno al tema della remigrazione?

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