Ora la famiglia Poggi passa all'attacco. Attraverso il loro legale, Gian Luigi Tizzoni, annunciano una pioggia di querele contro tutti quei “leoni da tastiera” che in questi giorni rilanciano in continuazione alcune fake-news pruriginose ed inquietanti. Secondo questa task force di blogger, youtuber, giornalisti, editori e singoli commentatori, infatti, la riluttanza di Rita Preda, Giuseppe Poggi e Marco Poggi nei confronti della revisione della condanna di Alberto Stasi sarebbe dovuta all’obbligo di dover restituire gli indennizzi già versati dall’ex-fidanzato della povera Chiara, ad oggi unico condannato in via definitiva per l’omicidio.
Spiega Tizzoni: “Affermare o insinuare che l’aspetto economico sia anche solo un remoto pensiero della famiglia Poggi è svilente. La famiglia Poggi non usa quei soldi per vivere e va avanti serenamente con le proprie disponibilità. I risarcimenti non sono mai stati prioritari perché lo era solo l’accertamento della verità sulla morte della figlia e quella l’hanno già ottenuta. Se oggi qualcuno — ha aggiunto l’avvocato dei Poggi — la vuole mettere in discussione nelle sedi opportune, quindi in aula, la affronteremo”.
Oltre a quest’idea oltraggiosa, c’è poi anche un’altra ipotesi davvero sconvolgente ed infamante per la famiglia Poggi, come racconta l’avvocato Tizzoni: “C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta, magari del fratello”. Un’affermazione gravissima, dal contenuto diffamatorio, che è stata rilanciata e diffusa sulle principali piattaforme social: “Si tratta di un mercato con numeri importanti – spiega sempre Tizzoni - dove all’interno di programmi senza filtro vengono trasmesse pubblicità credo costose. C’è chi ci guadagna, sia chi mette in onda sia chi pronuncia queste oscenità”. TikTok è sicuramente il veicolo più rapido.
“Video e contenuti che raggiungono 200-300 mila visualizzazioni avrebbero dunque veicolato argomentazioni inesistenti e diffamatorie”. I primi esposti sono stati presentati ad aprile-maggio 2025. Da lì è partita un’inchiesta per diffamazione e stalking dalla Procura di Milano, che indaga attraverso il lavoro del pm Antonio Pansa. Oltre all’angoscia per una vicenda di malagiustizia che si trascina da vent’anni, la famiglia Poggi deve fare i conti anche con un indotto mediatico difficile da arginare.