Se oggi Andrea Sempio sembra più consapevole della possibilità del rinvio a giudizio o, quantomeno, più stabile nelle apparizioni e nelle interviste che ha concesso per ribadire la sua innocenza, quello che emerge dalle intercettazioni fatte nel 2025 lo vede molto molto più agitato della situazione in essere. Si procede per gradi. Il 27 febbraio di un anno fa a Sempio è stato notificato l'avviso di garanzia per l'omicidio di Chiara Poggi. La tensione aumenta e il 4 marzo il nuovo indagato viene convocato nella caserma dei carabinieri di via Moscova a Milano per il prelievo delle impronte digitali con il laser, procedura compromessa da un problema tecnico e ripetuta il 16 aprile con la metodologia tradizionale dell'inchiostro.
Nel pomeriggio, tornando a Garlasco, Sempio è già intercettato e comincia ad agitarsi: “Delega dattiloscopici, ossignur, malissimo. No, perché l'abbiamo già detto che non c'entro, l'ho già spiegato. Lo sai che deve succederti, sei a posto”. Prima di arrivare a casa parla tra sé a proposito della sua presenza nella villetta di via Pascoli nei giorni antecedenti l'omicidio di Chiara, avvenuto il 13 agosto 2007: “Io ero in casa probabilmente settimana prima, fino alla settimana prima. Quindi se adesso mi dicono: ‘Eh, ma ci sono...’, come ho già detto più e più volte lo so ero...”.
L’angoscia maggiore, per Sempio, arriva il 14 maggio 2025, quando i carabinieri si presentano nella villetta della famiglia Sempio in via Canova, a Garlasco, con un decreto di perquisizione. Se ne andranno ore dopo con borsoni pieni di materiale, agende, block notes, telefoni, nessun computer, ma due hard disk. E quest’ultimo particolare mette in allarme Andrea Sempio, che il giorno dopo in auto pronuncia uno dei suoi monologhi a voce bassa. “Non si può aprire. Provate”, dice. Fa l'elenco di ciò che hanno prelevato gli investigatori: “Indumenti, quaderni, le bici, pure i libri... l'importante è che non venga fuori che non ce n'è... che non ce n'è di foto, capisci?”.
Non vuole che vengano aperti quegli hard disk, insomma e s’interroga con tormento sulla possibilità di custodia cautelare a suo carico: “Ho chiesto all'Angela - cioè la sua avvocata, Angela Taccia, ndr - ma scusa, la custodia cautelare c'è per tre motivi: paura che scappi, che inquini le prove, che ricommetti il reato. Ora - riassume Sempio - inquinare le prove non posso, ce le avete. Scappare, sono vent'anni che sono qua, sarei potuto fuggire. Ricommettere il reato? Non ho denunce, né segnalazioni, non ho una condotta violenta, quindi che ca***”. La Taccia gli spiegò che gli inquirenti potevano ritenere attuale il pericolo di fuga ed emettere la misura restrittiva e Sempio commenta: “Infatti ho detto a mio papà: Oh, se capita state tranquilli... vediamo”. Il 12 marzo 2025, la ragazza con la quale si confida invia a un'amica un messaggio che sintetizza lo stato d'animo di Sempio: “L'ho visto abbastanza provato, già si dà per spacciato”.