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Andrea Sempio, il rifiuto della pm che lo scagionò: ora tutto torna?

di Redazione sabato 16 maggio 2026

2' di lettura

Sul delitto di Omicidio di Chiara Poggi non si combatte più soltanto una battaglia giudiziaria. Oggi, dentro la nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia, emerge anche uno scontro tra magistrati. Al centro della tensione c’è la figura della pm Laura Barbaini, storica magistrata milanese che contribuì alla riapertura dell’inchiesta culminata nella condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, dopo due assoluzioni. Secondo la nuova gestione della Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone e dal vice Stefano Civardi, Barbaini avrebbe mantenuto negli anni una posizione troppo rigida e schierata, respingendo sistematicamente ogni ipotesi alternativa rispetto alla colpevolezza di Stasi. In particolare, i nuovi atti contestano alla magistrata di aver liquidato già nel 2017 le tracce che conducevano ad Andrea Sempio come “già vagliate e irrilevanti”.

Da una parte c’è chi ritiene che la verità giudiziaria sia stata definitivamente accertata con la condanna di Stasi; dall’altra chi sostiene che alcune piste investigative non siano mai state approfondite fino in fondo. La tensione è esplosa soprattutto attorno alla fuga di notizie relativa a un esposto presentato dai legali di Stasi, documento che ha rappresentato una delle basi della nuova indagine su Sempio. Secondo gli investigatori pavesi, una copia dell’atto, ancora riservato, sarebbe arrivata illecitamente alla difesa di Sempio e al generale Luciano Garofano, consulente del nuovo indagato.

Gli accertamenti avrebbero portato gli investigatori a concentrare l’attenzione proprio sulla copia custodita dalla Procura generale di Milano e riconducibile a Laura Barbaini. Un dettaglio, in particolare, avrebbe attirato l’attenzione: un post-it presente soltanto su quella copia e su quella arrivata ai consulenti della difesa. La Procura di Pavia non accusa formalmente la magistrata  ma nei nuovi atti emerge chiaramente il sospetto che Barbaini abbia agito in una sorta di “alleanza di fatto” con i difensori di Sempio e con i legali della famiglia Poggi, da sempre convinti che non esistano piste alternative credibili rispetto alla responsabilità di Stasi.

A rendere ancora più pesante il clima sono anche alcune intercettazioni riportate negli atti, nelle quali i genitori di Chiara Poggi attribuirebbero proprio a Barbaini il suggerimento di presentare un esposto contro la Procura di Pavia per contestare la gestione della nuova indagine. Per la Procura pavese, Laura Barbaini avrebbe superato il confine tra convinzione personale e ruolo istituzionale, trasformandosi da collega con una visione diversa a vero e proprio ostacolo alla nuova inchiesta. Per chi invece continua a credere nella colpevolezza definitiva di Alberto Stasi, la magistrata avrebbe semplicemente difeso una sentenza passata in giudicato e un impianto accusatorio già confermato dalla Cassazione.

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