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Salim El Koudri, Piantedosi svela gli insulti: "Bastardi cristiani"

lunedì 18 maggio 2026

3' di lettura

Salim El Koudri "è figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a chi è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda. Ha manifestato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale. In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i 'bastardi cristiani' e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni. Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata, non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista. Dalle perquisizioni e dalle analisi dei telefoni, al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente", afferma il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in un'intervista a ilGiornale, dopo l'attacco di Modena di sabato scorso . "Ma l'esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro e, in ogni caso, tutto questo non può portare a liquidare l'attacco come il gesto di un folle isolato - chiarisce - Parliamo comunque di un'aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull'integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante". Da tempo il Viminale tiene la guardia alta sui cosiddetti lupi solitari."La minaccia dei 'lupi solitari' è oggi una delle più insidiose - spiega il ministro - Parliamo di individui che spesso si radicalizzano in solitudine, consumano propaganda online e colpiscono senza una struttura organizzata alle spalle. Questo rende molto più difficile prevenire ogni singolo gesto. Intelligence, controllo del territorio e monitoraggio dei processi di radicalizzazione restano strumenti decisivi e l'Italia, sotto questo profilo, dispone di un sistema di prevenzione tra i più avanzati in Europa".

L'episodio di Modena, sottolinea Piantedosi, "resta gravissimo in ogni caso. Se dovesse emergere una matrice radicale o terroristica, bisognerebbe capire come un eventuale percorso di radicalizzazione possa essere sfuggito a un sistema di prevenzione che in Italia, come ho detto, è all'avanguardia. Se invece ci trovassimo davanti a una deriva psichiatrica o a un gesto emulativo, il problema non sarebbe affatto minore. Bisognerebbe comunque interrogarsi su come segnali così pericolosi possano essere rimasti invisibili. Soprattutto in una regione come l'Emilia-Romagna, che storica-mente rappresenta un modello avanzato sul piano sociale e dell'assistenza territoriale. In entrambi i casi sarebbe sbagliato minimizza-re. Quando qualcuno decide di trasformare un'auto e un coltello in strumenti per colpire civili innocenti, lo Stato ha il dovere di interrogarsi fino in fondo su come sia potuto accadere".

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Intanto la Lega ha proposto la revoca del permesso di soggiorno per chi delinque. "Chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori - commenta Piantedosi - è un principio di civiltà prima ancora che politico. E questo governo ha già rafforzato gli strumenti che consentono di intervenire più rapidamente nei confronti dei soggetti socialmente pericolosi. Ma bisogna anche sfatare un mito: non basta avere un permesso di soggiorno o, talvolta, perfino la cittadinanza per dire che l'integrazione è riuscita. L'integrazione è un processo molto più profondo e complesso, che riguarda educazione, legalità, lavoro, condivisione dei valori democratici e condizioni sociali reali. E talvolta, soprattutto nelle seconde generazioni che crescono in contesti di disagio o marginalità, questo percorso può fallire".

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