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I dubbi dei cattolici sull’enciclica di Leone

La prima enciclica di Leone XIV, che s’intitolerà Magnifica Humanitas, dedicata all’Intelligenza Artificiale e che sarà pubblicata il 25 maggio, mi lascia perplesso.Certo conterrà riflessioni importanti, perché l’IA, insieme a grandi potenzialità positive, presenta anche rischi
di Antonio Socci mercoledì 20 maggio 2026

4' di lettura

La prima enciclica di Leone XIV, che s’intitolerà Magnifica Humanitas, dedicata all’Intelligenza Artificiale e che sarà pubblicata il 25 maggio, mi lascia perplesso.Certo conterrà riflessioni importanti, perché l’IA, insieme a grandi potenzialità positive, presenta anche rischi. Perciò è utile parlare di un uso etico.Ma è auspicabile che ciò non significhi bloccare o limitare fortemente gli sviluppi di questa tecnologia, perché, in tal caso, oltre a privarci di grandi benefici, la Cina comunista dominerà nelle applicazioni dell’IA e metterà sotto scacco il mondo libero, con conseguenze molto cupe.In ogni caso discuteremo del contenuto di questo documento dal 25 maggio. La mia perplessità di oggi riguarda la scelta di dedicare la prima enciclica del Pontificato, che in genere è una sorta di manifesto programmatico, all’IA.Leone XIV avrà i suoi motivi, non dubito. Ma, con il massimo rispetto per il Papa, fra i cattolici emerge una domanda: perché, nel tempo della grande scristianizzazione, il Pontefice non dà il primato alle urgenze della fede e della Chiesa e si occupa anzitutto di tecnologia? È questa la missione primaria di Pietro e della Chiesa?

PARADISO E DISTOPIE
A proposito delle emergenze relative alla fede ricordo le statistiche agghiaccianti che riguardano, per esempio, il crollo delle vocazioni, della frequenza alla messa domenicale, la fuga dai sacramenti e dall’appartenenza stessa alla Chiesa. Dati drammatici, noti in Vaticano.E c’è un aspetto ancora più grave nella situazione disastrata in cui si trova il popolo di Dio. È quello che Giovanni Paolo II amaramente sottolineò dopo il decennio di rivoluzione catto-progressista che seguì il Concilio Vaticano II.Ecco le parole che pronunciò il 6 febbraio 1981: «Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi. Si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni. Si è manomessa anche la Liturgia. Immersi nel “relativismo” intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva».Giovanni Paolo II trascinò la Chiesa fuori da queste macerie con il suo epico pontificato che aveva inaugurato con l’enciclica Redemptor hominis, proprio perché voleva anzitutto indicare a tutti il cuore della fede cattolica.Invece, dopo i disastrosi dodici anni bergogliani, Leone XIV, che trova una situazione della Chiesa perfino peggiore di quella del 1981, dedica la sua prima enciclica all’IA.

Ma davvero per la Chiesa è essenziale occuparsi delle innovazioni tecnologiche? No, l’essenziale è altro. La Costituzione apostolica Fidei Depositum di Giovanni Paolo II è chiara fin dalle prime righe: «Custodire il deposito della fede è la missione che il Signore ha affidato alla sua Chiesa e che essa compie in ogni tempo».Anzitutto deve custodire e diffondere la fede. Con quale scopo?Lo spiega il Codice di diritto canonico: «La salvezza delle anime deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema».Quindi il dovere fondamentale della Chiesa è la salvezza eterna delle anime, non la salvezza del multipolarismo, del clima, dell’Onu, del buon uso dell’IA o la conservazione «degli ecosistemi» cioè «i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili», come scriveva papa Bergoglio nella Laudato si’, senza aver mai fatto un’enciclica per salvare la vita dei cristiani massacrati nei regimi comunisti e nel mondo islamico e senza sapere che, a proposito di biodiversità, più del 99 per cento delle specie esistite sulla terra si sono estinte prima dell’arrivo dell’uomo (e dell’Occidente capitalista).È incredibile, ma da anni l’escatologia nella Chiesa sembra sparita: le utopie hanno preso il posto del Paradiso e le distopie dell’inferno. Parlano di un mondo nuovo da costruire, ma non più dell’altro mondo dov’è la vita vera. Tacciono sulla salvezza eterna e la dannazione eterna, eppure è solo per questo che esiste la Chiesa, che invece ora si inebria di sociologia, economia, ecologia e politica, immersa sempre nelle cose mondane (la Cei del card. Zuppi sembra ormai una costola del Pd). Per loro sono le cose importanti.Al contrario sant’Agostino, maestro di papa Prevost, scrisse: «La giustificazione del peccatore (cioè la sua salvezza eterna, ndr) è un’opera più grande della creazione del cielo e della terra» perché «il cielo e la terra passeranno, mentre la salvezza e la giustificazione degli eletti non passeranno mai».San Tommaso d’Aquino arrivò addirittura ad affermare che «il bene soprannaturale di uno solo è superiore al bene naturale di tutto l’universo». Quindi la salvezza eterna di un’anima è ontologicamente superiore al bene naturale di tutto l’universo. È più preziosa agli occhi di Dio. Infatti per questo Gesù è morto in croce.

COME ARCI E CGIL
Ma gli ecclesiastici oggi si occupano dei temi trattati dalla Cgil, dall’Arci e dall’Onu e quasi negli stessi termini. È un dramma. Se la Chiesa è tutta orizzontale e mondana, chi parla più agli uomini della vita eterna? Chi si preoccupa della loro eterna salvezza? Chi dà speranza a un’umanità che, di fronte al disperante nulla della morte, ha perso il senso dell’esistenza?È proprio la coscienza della vita eterna che cambia anche la vita terrena degli uomini. Lo dimostrano i santi e la storia della Chiesa.L’enciclica sociale Rerum novarum del 1891 a cui oggi papa Prevost vuole rifarsi non fu la prima enciclica di Leone XIII, ma la trentottesima. Prima egli costruì una cattedrale di dottrina e di spiritualità e solo dopo poté trattare le questioni sociali senza subalternità alle ideologie.Ratzinger ha scritto: «Non è di una Chiesa più umana che abbiamo bisogno, bensì di una Chiesa più divina, solo allora essa sarà anche veramente umana».www.antoniosocci.com

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