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I vergognosi insulti a "Nonna Patria": esplode il caso

di Lucia Esposito lunedì 25 maggio 2026

3' di lettura

Un’anziana che sventola il tricolore con la forza dell’orgoglio più che con quella dei muscoli non dovrebbe essere una notizia ma un gesto ordinario, quasi banale. Eppure ha un che di rivoluzionario l’immagine della nonnina che nell’ennesimo sabato pomeriggio milanese in cui i Pro-pal scendono in piazza per difendere la Flotilla, invece di aspettare la fine di quel passaggio rumoroso e assistere inerte allo sventolio di centinaia di bandiere palestinesi, invece di pensare ai propri acciacchi alzando il volume della tv e abbassando le serrande, corre a prendere la sua bandiera e, dal balcone del primo piano, si mette ad agitare il tricolore con l’audacia e il coraggio di chi non ha paura di nulla. Una soldatessa senza trincea, senza elmetto e con un camice da casa azzurrino come divisa. «Io sono italiana.
Ne avete uccisi 1200 e siete stati tutti zitti», dice.

Non sbraita masi fa notare. Il marito le sta accanto, in silenzio, come a farle da scudo, compiaciuto per la sfrontatezza di questa donna che chissà quanti anni fa ha sposato e che ora, senza arretrare, sfida tutti quelli che sotto il suo balcone inveiscono contro di lei. Perché è stufa di vedere un mare di bandiere di un altro Paese agitarsi davanti alle finestre e non vuole più lasciare il suo tricolore impolverato in fondo all’armadio come un arnese di tanti anni fa, ormai pronto alla rottamazione. Il marito non ci prova neanche a fermarla (i giochi di potere nella coppia sono evidenti, è da questi particolari che si capisce chi comanda...) perché sa che dietro il gesto della moglie c’è la rabbia di chi non vuole dimenticare la propria storia e la propria identità, perché la bandiera non è solo un pezzo di stoffa ma è il simbolo della nostra storia e della nostra libertà.

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Il megafono diffonde slogan contro Israele e contro il governo Meloni e lei, piccola e agguerrita, urla con tutta la voce che ha in gola. E più i manifestanti alzano il volume, più forte sventola la bandiera. La afferra con entrambe le mani perché sia chiaro che non ha nessuna intenzione di mettere in naftalina pure l’amor patrio, la memoria dei suoi nonni che per quel rosso, bianco e verde hanno combattuto e magari sono anche morti in battaglia. I manifestanti sfilano lungo via Mariotto Albertinetti, prima di arrivare in Piazza Segesta, a poco più di un chilometro da San Siro, una zona di edilizia popolare con altissima densità di immigrati, nordafricani soprattutto. I Pro-pal leggono un comunicato, dichiarano che «quella ha colpito la Flotilla è la stessa violenza che colpisce Gaza....». La signora resta lì, sfrontata e bellissima, col volto sereno di chi sa che sta facendo l’unica cosa possibile. Sventola ostinatamente la bandiera italiana come una guerriera al fronte. «Sarebbe stato meglio la bandiera di Israele», le dice qualcuno che la provoca e le chiede di scendere.

Ma lei non cade nella trappola, del resto la guerra, quella vera, l’ha vissuta tanti anni fa. «Sono italiana», ripete. E non si stanca, non smette di stringere il drappo nonostante la ferocia di un’estate torrida esplosa troppo presto. Mentre i manifestanti occupano i binari del tram sotto il suo balcone, lei si difende da tutti, ma non può rispondere agli insulti social che hanno invaso il web da quando qualcuno ha pubblicato il video che la riprende mentre sfida a colpi di tricolore i Pro-pal. Offese e parolacce impubblicabili. E ci si domanda com’è possibile che manifestanti che a voce proclamano la pace inveiscano poi con tanta brutalità verbale contro un’anziana “colpevole” di amare il proprio Paese e di dichiararlo nell’unico modo che conosce. Ma accanto a chi l’ha presa vigliaccamente di mira, ci sono tanti che già considerano l’anziana un idolo da imitare come una rockstar, «se tutti sventolassero il tricolore, l’Italia sarebbe un posto migliore», scrive un utente invitando tutti a tirare fuori dall’armadio la bandiera, un piccolo gesto che oggi diventa qualcosa di rivoluzionario. Per molti l’anziana con il tricolore è un’eroina, quella donna minuta è già diventata la nonna di chi crede e spera ancora in quest’Italia. E la chiamano «nonna Patria».

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