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Tommasi e il passo carraio antifascista, Zanon: "Roba da regime, contro la Costituzione"

di Fausto Carioti lunedì 1 giugno 2026

3' di lettura

Nicolò Zanon è vicepresidente emerito della Corte Costituzionale e professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano. Ha molte cose da obiettare sulla «clausola antifascista» imposta dal Comune di Verona per le richieste di concessione del suolo pubblico.

Professore, cosa dice la Costituzione riguardo agli italiani che non dichiarano di abiurare il fascismo? Hanno gli stessi diritti degli altri? 
«L’origine storicamente antifascista della Costituzione repubblicana non si discute, ovviamente. Ma nessuna norma, né della Costituzione, né di legge ordinaria, richiede ai cittadini italiani abiure ideologiche o dichiarazioni di adesione avalori in vista dell’ottenimento di certi beni o servizi, o quali condizioni per il soddisfacimento dei propri diritti. Persino nei casi (rari) in cui per l’assunzione di una carica pubblica è richiesta la prestazione di un giuramento, il contenuto di quest’ultimo consiste in un impegno a rispettare lealmente le regole. Non certo in un vincolo ad aderire a certi valori o ideologie, oppure, al contrario, ad abiurarne altri».
Eppure, a Verona, per chiedere il permesso per un passo carraio e per altre concessioni di occupazione del suolo pubblico, occorre sottoscrivere la «clausola antifascista» prevista dal regolamento del Comune. Il richiedente deve dichiarare di «riconoscersi nei principi e nei valori fondamentali della Costituzione Italiana e dello Statuto Comunale, di ripudiare il fascismo e ogni forma di totalitarismo e di condannare l’uso di ogni forma di violenza». È compatibile con il dettato costituzionale? 
«Direi che è una clausola incostituzionale innanzitutto per assurdità. Quale legame vi può essere tra l’ottenimento di una concessione di occupazione di suolo pubblico per un passo carraio e l’adesione a questa “clausola antifascista”? Forse che il cittadino che non sottoscrive la clausola non potrà uscire di casa con l’auto? Potrebbero non raccogliergli più la spazzatura se non sottoscrive la clausola antifascista, magari allegata al modulo della Tari? È anche una norma incompatibile con il dettato della nostra Costituzione, che certo chiede ai cittadini il rispetto dei principi costituzionali e delle leggi, ma - come dicevo- non si sogna di imporre né l’adesione, né l’abiura a valori o ideologie».
Qual è il principio costituzionale? 
«È quello scolpito negli articoli 3 e 21. Ogni cittadino deve veder rispettata la propria libertà di pensiero, in condizione di eguaglianza con tutti gli altri. Fu semmai proprio il fascismo a richiedere l’adesione ai propri principi, quale precondizione per il godimento di vari diritti. È davvero incredibile che questa sinistra illiberale lo ignori o non lo capisca...».
C’è qualche “trattamento differenziato” cui può essere sottoposto chi non aderisce a quella clausola? 
«A mio avviso, è sempre incostituzionale richiedere una sottoscrizione del genere come requisito per ottenere qualcosa. Per esempio, la disponibilità di una sala comunale per svolgere un convegno o un seminario. In questo caso, poi, balza agli occhi la clamorosa distanza tra quel che si chiede e la sottoscrizione richiesta. A meno che non si immagini, come nelle più cupe dittature, un modello di “buon cittadino antifascista” cui sia riservato il godimento dei vari diritti...».
Come fa una norma incompatibile con le libertà costituzionali a essere inserita in un regolamento comunale in vigore da anni? 
«Evidentemente la nostra “illiberal left” ha dimenticato le sue origini libertarie e oggi non sa distinguere tra rispetto esteriore delle regole e libertà del “foro interiore”: la libertà di coscienza!».
Allora cosa può fare il cittadino che ritiene la clausola ingiusta e si rifiuta di firmarla? 
«Il diniego di concessione da parte di chi si rifiuta di sottoscrivere la clausola potrebbe essere impugnato di fronte a un Tar, che potrebbe annullare il diniego. Ma bisogna armarsi di santa pazienza, fornirsi di un buon avvocato e incrociare le dita. Non basta aver ragione, bisogna trovare un giudice che te la riconosca…».

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