La piccola Beatrice l’abbiamo vista tutti, in quella foto, con quel sorriso fiducioso verso la vita, ancora speranzosa di un abbraccio, di un’accoglienza vera, di una cura responsabile. Invece, l’hanno ammazzata di botte. Le coscienze si indignano, la gente si sfoga e inveisce: prima di Beatrice altri casi agghiaccianti. Il padre che procurava al figlio neonato lesioni per incassare i sussidi (Padova), un altro padre e uno zio che seviziavano e molestavano un bimbo di 3 anni punendolo con bruciature di sigaretta se si ribellava ai filmini da vendere ai pedofili (Galatina). E sono solo due casi di diversi altri che purtroppo si potrebbero fare. Rifiuti umani, irrecuperabili, e bambini vittime e senza protezione.
Poi ci sono i particolari, che emergono goccia a goccia, come scavando nella spazzatura nauseabonda, perché le sorelline di Beatrice raccontano e parlano. E tutto attorno il chiacchiericcio si fa assordante e fastidioso. Sopprimere a calci e pugni una bimba fragile, indifesa, è già di per sé un pugno nello stomaco. Non c’è bisogno di sapere altro. Non ci sarebbe bisogno di trasferire il buon sentimento della rabbia impotente dinanzi a un fatto orribile di cronaca nel terreno ombroso della morbosità.
Poi c’è pure qualche idiota che scrive sui social: ma Meloni e Salvini, quelli di mamma e papà, non dicono nulla? Qualcuno che non sa sottrarsi alla tentazione di buttarla sull’ideologia, aggredendo il valore famiglia, e con esso il simbolo della madre, e ce ne sono milioni e milioni di madri responsabili, accudenti, premurose, amorevoli e persino troppo invadenti, che come la madre del bel romanzo di Grazia Deledda muoiono pure di crepacuore se i figli si perdono. E ce ne sono pure milioni e milioni stanche e insoddisfatte, infelici, e che ai loro figli non torcono un capello. Però l’ideologia offre sempre il destro per esagerare, per dire che la famiglia, i genitori biologici non sono poi questo granché, e non vale la pena di difenderli tanto come fa la destra retrograda (che poi il sadico compagno della Aiello non era neanche il padre di Beatrice e si divertiva a filmarla mentre la costringeva a fumare, in lacrime, una canna o una sigaretta ma che importanza ha ormai tutto questo squallore?).
Dunque dalla piccola Beatrice all’attacco a mamma e papà il salto, pur se illogico, si può fare. E lo fa Elena Loewenthal commentando la storia disgustosa su La Stampa. «Perché si ha un bel dire che i figli devono stare con i genitori, che la genetica è un diritto acquisito, costi quel che costi. E invece no, perché se Beatrice fosse stata portata via alla madre, se su quella situazione familiare problematica e complessa si fosse esercitata una sorveglianza più “invadente”, forse un po’ di tutto questo obbrobrio non sarebbe successo e magari Beatrice sarebbe viva. E no, non è questione di additare responsabilità istituzionali, assolutamente no. È piuttosto un tema culturale di fondo, quello di dare per scontato che genitore è bene, che vivere in famiglia è comunque un valore aggiunto. Lo è spesso, e quasi tutti i genitori compiono dignitosamente, con amore e fatica e dubbi e gioie e dolori, il loro mestiere. Quasi tutti ma qualcuno, come la mamma di Beatrice e il suo ignobile compagno, no». E si potrebbero aggiungere altre questioni, a volersi far guidare dall’ideologia, e domandarsi come mai i servizi sociali di Chieti sono stati così zelanti contro una famiglia che allevava i figli senza acqua corrente ma anche senza calci e pugni, mentre quelli di Bordighera non vedevano i lividi, non intuivano i pestaggi, non sollecitavano i racconti delle sorelle di Beatrice che qualche segnale di disagio devono pure averlo inviato a scuola, alle amichette, agli altri indifferenti parenti.
Ma ideologia è in fondo anche voler cercare a tutti i costi una spiegazione per rassicurarci tutti e immaginare che con più attenzione la piccola col suo tenero faccino innocente si sarebbe salvata. Una ricerca cui si accompagna il non voler vedere che esistono i cattivi, esistono i malvagi, quelli che tra bene e male neanche si sforzano di scegliere perché non ne hanno neanche una lontana intuizione. Inutile scomodare la famiglia, la genitorialità, il dna, il diritto naturale se siamo molto, ma molto al di sotto di questo livello, se ci troviamo nello scantinato della coscienza, privo di luce, privo di sentimenti, privo di amore.