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Le nostre vacanze rovinate dai maranza

di Alessandro Sallusti domenica 7 giugno 2026

2' di lettura

All’inizio ci furono i lavavetri ai semafori, fastidiosi ma a volte utili; poi arrivarono i vu cumprà sulle spiagge, insistenti quanto illegali; ora siamo alle prese con i “maranza”, termine dall’origine incerta che indica le bande formate soprattutto da giovani immigrati di prima o seconda generazione che nate nei quartieri di periferia delle città spadroneggiano un po’ ovunque - spesso in trasferta - nelle notti italiane il più delle volte con intenti poco amichevoli. I sindaci delle località turistiche sono in allarme anche perché a corto di mezzi efficaci di contrasto. Il fenomeno dei “maranza” è lo specchio impietoso di un’Italia che sta abdicando alla legalità e alla sicurezza e quest’estate rischia di deflagrare.

Non parliamo di ragazzini esuberanti e chiassosi, ma di un vero e proprio esercito di strada che, armato di coltelli, si muove secondo le regole del branco: accerchiare coetanei per estorcere denaro, seminare il panico o rapinare passanti. Si sentono padroni di un Paese che li ha accolti o che ha semplicemente dato loro i natali, ma verso il quale non mostrano un briciolo di riconoscenza o senso civico. Le loro gesta, poi, diventano un trofeo da esibire sui social network, trasformando la violenza in uno spettacolo virale.

È qui che casca l’asino del buonismo ideologico. La sinistra ha per anni predicato l’accoglienza incondizionata e il multiculturalismo a costo zero e ha chiuso gli occhi davanti a evidenti fallimenti di integrazione. Abbiamo paura a chiamare le cose con il loro nome. C’è chi minimizza questo degrado parlando di “disagio sociale”, come se la povertà giustificasse la violenza, i furti e le aggressioni a mano armata. Ma la giustizia sociale non si fa permettendo a bande di teppisti di spadroneggiare. Le forze dell’ordine fanno il possibile, ma non è pensabile che arrivino dappertutto; la giustizia si scontra con leggi che da una parte tutelano e dall’altra non puniscono severamente i minorenni. Non possiamo tollerare che le nostre vacanze siano condizionate da branchi di adolescenti annoiati e aggressivi. È ora di finirla con le scuse e le giustificazioni sociologiche. Servono tolleranza zero, certezza della pena. La libertà dei cittadini perbene non può essere calpestata dalla tracotanza di chi pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo.

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