Al termine di un approfondito supplemento di indagine la Procura generale di Milano è giunta alla conclusione che Nicole Minetti ha tutti i requisiti per accedere alla grazia concessale dal Presidente della Repubblica.
Pertanto - scrive la procuratrice Nanni - l’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano che sosteneva il contrario è totalmente infondata oltre che basata su alcuni falsi. Insomma, il presunto scoop che tanto ha fatto discutere si è rivelato un amo avvelenato al quale hanno abboccato politici e giornalisti di primo piano.
Basterebbe rivedere uno spezzone della puntata su La7 di DiMartedì del 28 aprile in cui Massimo Gramellini, grande firma del Corriere della Sera, e il conduttore Giovanni Floris si sperticano in lodi al Fatto Quotidiano, deridono la Minetti e chi l’ha graziata, emettono sentenze definitive; basterebbe rivedere l’altro campione di giornalismo etico Sigfrido Ranucci che ospite di Bianca Berlinguer ha provato a coinvolgere su “voci in attesa di conferma” nel fango sparso dal Fatto pure il ministro Nordio.
Perché il caso Minetti non è solo un grave incidente di percorso di un giornalista (lo stesso che peraltro aveva accusato ingiustamente Vittorio Sgarbi che anche per questo è caduto in una profonda e irreversibile depressione) e di una testata, no il caso Minetti è il fallimento di un sistema giornalistico e mediatico articolato, braccio armato dell’opposizione politica, potente al punto da sentirsi impunito e intoccabile e quindi privo del benché minimo scrupolo. Gli eccessi di sicurezza e arroganza, come si sa, giocano brutti scherzi.
Da oggi frasi tipo “l’ha scritto il Fatto” e “l’ha detto Report” diventano sinonimo di bufala con grave danno a quel poco di credibilità che ancora i mezzi di informazione tradizionali vantano sul far-west del web. Il loro motto non è “vai e documenta” bensì “vai e uccidi” che poi tanto le grandi firme del giornalismo ci copriranno le spalle. E se qualcuno protesta parte la campagna “giù le mani dalla libera informazione”, “con le destre al governo è tornata la censura”. Game over, gioco finito. Proveranno a resistere e a negare ma il loro re è nudo.