È ancora un mistero la morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, mamma e figlia morte avvelenate dalla ricina. Ma ad oggi qualcosa emerge. È stata infatti denunciata una stretta amica di famiglia con l'accusa di favoreggiamento. La donna, tra gennaio e oggi, è stata sentita tre volte in Questura come persona informata sui fatti. In quelle occasioni, però, ha sempre negato tensioni e problemi nella famiglia Di Vita, salvo poi essere smentita da riscontri oggettivi fatti dagli investigatori. Lei stessa, infatti, sarebbe stata a conoscenza dei problemi in famiglia e avrebbe invece continuato a negare di fronte alle domande dei poliziotti tanto da far scattare la denuncia per aver ostacolato le indagini.
A far emergere tensioni familiari, le chat passate al setaccio da chi sta indagando. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati alcuni dispositivi della famiglia. In particolare, oltre a quelli delle vittime, lo smartphone di Alice Di Vita - altra figlia di Antonella - un tablet, un pc e due modem che erano nella casa.
Stando a quanto fa trapelare l'Ansa, dalle chat sarebbero emerse conversazioni su tensioni in famiglia in passato. Il lavoro sui dispositivi elettronici sequestrati è però ancora in corso e sarà completato nelle prossime settimane. In ogni caso al momento il giallo di Pietracatella continua a procedere su più fronti investigativi senza che risultino persone iscritte nel registro degli indagati per l'ipotesi di omicidio aggravato dalla premeditazione e dall'uso del mezzo venefico.