Il divieto dei social fino a 16 anni è una benedizione che rasenta la rivoluzione. Bene ha fatto il premier inglese Starmer a seguire l’esempio dell’Australia e bene farebbe il nostro governo a uniformarsi alla corrente di questo nuovo umanesimo “a social ridotti”. Conosco le obiezioni dei detrattori e in parte le condivido. La libertà anzitutto. Uno Stato autoritario non si sopporta. Figurarsi uno Stato con il ditino alzato e la faccia tronfia di certi educatori che entra in casa nostra, si accomoda in cucina e decide come crescere i nostri figli. Ma il non decidere, il non vietare, il non porre freni a questa deriva social che si sta diffondendo a macchia d’olio prosciugando le menti e la vita degli adolescenti, e creando la finzione che il mondo sia davvero racchiuso in una scatolina grande come un taccuino, rischia di avere effetti collaterali ben peggiori della cura. Il famoso lassamo sta perché così fan tutti, perché l’Italia è maestra nel vergare la norma e “gabbare lo santo” e perché è più comodo un sì che si accoda al gregge di un no che va controcorrente. Verissimo: il divieto per definizione ha la valenza di una porta spalancata sul peccato.
C’è il divieto di fumo e tutti fumano. C’è il divieto di alcol e tutti bevono ben prima dei 18 anni. Ma non vietare significa sottrarsi alla responsabilità di guida ed educatori. Non si cresce nell’anarchia. Si cresce con le libertà guadagnate e mettendo dei paletti. Tornare a vivere e non perdersi dietro un like che dà dipendenza: dovremmo spiegarlo ai nostri figli ma facciamo fatica a comprenderlo noi. E siamo arrivati a un punto di non ritorno tale che passiamo più ore a chattare che a parlare e pensare. Persino i vecchi hanno abdicato al loro ruolo di saggi e stanno più tempo su Tik Tok che coi nipoti a godersi l’ultimo scampolo di vita. L’esistenza che “scrolla” via e non ritorna. Si perdono baci. Si dimezzano le carezze. Se posti esisti se non posti sei cretino.
Non è solo questione di distrazione di massa e di non vita. La rete è un immenso cratere dove tutto si mescola: fake news, annunci pubblicitari, esagerazioni, corpi inarrivabili, cog***ni che si fingono amici e poi vogliono truffarti o abusarti. Non c’è nulla di educativo nei social e non c’è social che sia nato per fini educativi. È solo l’idea di stare nel mondo, congelando il cervello e rinunciando alla vita.
A 16 anni si hanno gli strumenti per discernere. A dieci si viene inghiottiti. Ben venga il divieto per i bambini dunque... Ma vi anticipo che non se ne farà niente. Per opportunismo. Per codardia. Per un voto alle urne. Perché diciamolo: certi genitori pestano i prof per un 4, figurarsi cosa farebbero per un divieto di accesso ai social che li costringe a staccarsi dallo schermo e guardare in faccia il figlio.