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Divieto-social, la stretta sul digitale non funzionerà mai

Vietare non è educare. Fa rima sì, ma non combacia. Se a un bambino delle medie togli lo smartphone, non gli stai insegnando a usarlo, al massimo gli apri la strada sul come aggirare l’inghippo
di Claudia Osmetti martedì 16 giugno 2026

2' di lettura

Anche no. Ché, diciamocela tutta, se a quell’età, a quattordici a quindici anni, alle nostre generazioni avessero tolto di netto e senza appello la playstation o il walkman con le audiocassette dei Ramones (I wanna be sedated, ma-che-messaggi-sono?) saremmo finiti tutti in salagiochi a dilapidare non solo la paghetta e vestiti da punk dalla testa ai piedi. Bisogna saper adattarsi ai tempi che corrono. Non funziona, non può funzionare, la stretta digitale che il Regno Unito vuole imporre ai ragazzini in fissa coi social network. E mica perché è impossibile da attuare o perché loro (gli adolescenti) sono molto più svegli di noi quando si tratta di smanettare su un cellulare, stai-nel-chill-zio che una scappatoia la trovano e ti lasciano con l’app dello Spid in mano. Piuttosto per una precisazione semplicissima: vietare non è educare. Fa rima sì, ma non combacia. Se a un bambino delle medie togli lo smartphone, non gli stai insegnando a usarlo (cosa che per altro gli servirà nella vita perché questa è l’era dell’informatica): al massimo gli apri la strada sul come aggirare l’inghippo (e, infatti, guarda il caso, in Australia, dopo un paio di mesi di lotta dura e pura a Tik Tok et similia, il 70% degli under16 è ancora collegato). È la sana ribellione di quando si è giovani, il viatico migliore per spingere un minorenne a fare qualcosa è costringerlo a non farla.

Poi dici i genitori. Mestiere difficilissimo, impossibile, col rischio di malriuscita sempre in agguato: ma è il mestiere di mamma e papà, mica dello Stato. È comodo delegare alla politica, al Paese-balìa: ma allora cosa diventiamo? Tutti figli dello stesso babbo come in Urss negli anni della Guerra fredda? Dài, su, un minimo di pragmatismo: proteggere i ragazzini è sacrosanto, delegarlo in todo a chi governa è un altro paio di maniche. Non ha mai dato risultati, neanche storicamente: perché dovrebbe iniziare adesso in un mondo globalizzato che ha già abbattuto qualsiasi barriera pure territoriale (il divieto varrebbe per gli inglesi ma non per i francesi, per gli australiani ma non per i cinesi: che senso ha?).

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Senza contare che per “schedare” (orrore) loro, cioè gli adolescenti, dovremmo “schedare” (sommo orrore) anche noi, cioè gli adulti, altrimenti come facciamo a verificare chi ha l’età giusta? Diventerebbe un Grande fratello molto poco liberale, liberista e libertario. No, per carità. La direzione non può essere questa: se proprio vogliamo (come è giusto) tutelare i più piccoli dalle insidie della rete dobbiamo spiegar loro quali sono e come non farsi fregare. Forse è più difficile, ma è sicuramente anche più efficace.

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