Ci sono bambine dai cinque anni in su, coi capelli coperti dal velo o addirittura avvolte in burqa neri che concedono loro solo una fessura all’altezza degli occhi. Leggono il Corano e pregano sedute su tappeti rossi. Filmati che arrivano dall’Uganda e fanno proseliti a Livorno. Nella rossa, anzi rossissima, Livorno. Condivisi dalla moschea cittadina, dove le donne pregano separate dagli uomini e dove vanno per la maggiore le idee di Badr Nader Al-Mashari, il predicatore sunnita molto in voga sui social che nel luglio del 2023 era stato arrestato in Arabia per aver criticato il governo saudita per il patrocinio di concerti ed eventi a suo dire contrari alle norme religiose. Sia chiaro: al momento non c’è alcun legame tra la vergogna fondamentalista del “o ti metti il burqa o ti ammazziamo” detto da un’adulta a una dodicenne al parco e i luoghi istituzionali della comunità islamica livornese. C’è però - come anche messo a verbale dalla mamma della ragazzina minacciata di morte - un oscurantismo che aleggia tra i bengalesi del capoluogo toscano. «Fa parte di un gruppo impegnato a promuovere una rigorosa osservanza dei precetti religiosi tra i connazionali. Non è stato un episodio isolato, ma l’ultimo di una serie di approcci rivolti a mia figlia», ha messo per iscritto la donna in Questura.
LE ASSOCIAZIONI
A Livorno esistono due realtà ufficiali. L’“Associazione Bangladesh Livorno”, nata nel 2019, con l’obiettivo di «promuovere l’integrazione, il dialogo e la conoscenza reciproca tra la comunità bengalese e tutta la cittadinanza livornese». E l’“Associazione Comunità del Bangladesh (Abc) che fa capo a Polas Shabuk, il già consigliere aggiunto delle comunità straniere in Consiglio comunale che lo scorso inverno è stato accusato di violenza sessuale da parte di una donna («Una ritorsione nei miei confronti», si è difeso lui). Le due sigle non vanno d’amore e d’accordo. Tutt’altro: proprio la scelta di Shabuk di entrare in politica aveva prodotto la scissione. Nell’estate del 2022, l’associazione di quest’ultimo, grazie a una raccolta fondi tra gli associati, ha acquistato uno spazio in città per ospitare la sede di un Centro di cultura islamica «per lo studio e le attività integrative ai corsi scolastici».
Tornando alle questioni più prettamente religiose, nei mesi scorsi l’Istituto culturale islamico onlus Livorno - ovvero i gestori dell’unico luogo di culto autorizzato in città - ha fatto un’offerta per una grande area dismessa vicino al porto: 2mila metri quadri di piazzale più 1.800 di capannoni. Come raccontato dal Tirreno, il progetto presentato dai responsabili prevede «un’area sportiva polivalente, attività per donne e bambini, corsi di arabo e di italiano, una mensa». L’obiettivo è anche quello di trasferire qui la moschea di cui sopra. I rappresentanti dell’Istituto hanno già incontrato l’amministrazione comunale, a dimostrazione di come le interlocuzioni siano già avviate. Ma non è tutto. Sul finire del 2025 si era anche parlato dell’interesse della comunità musulmana di Livorno ad acquistare il decadente Tempio degli Olandesi per trasformarlo in moschea.
POLEMICA POLITICA
Intanto, riguardo le minacce di morte alla 12enne colpevole di stare all’aperto senza il velo islamico a soffocarla, non si ferma la polemica politica. «Questo gravissimo episodio è la dimostrazione plastica e inconfutabile del totale fallimento del modello di integrazione sbandierato dalla sinistra. Per anni ci hanno propinato la favola del multiculturalismo felice, ma la realtà si sta rivelando un incubo: ci troviamo di fronte a chi pretende di applicare codici medievali nel nostro territorio», spiega Marcella Amadio, consigliere regionale di Fdi e capogruppo in Consiglio comunale a Livorno. «Piena solidarietà alla bambina e alla sua famiglia, che ha avuto il coraggio di denunciare», attaccano l’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi e il segretario provinciale livornese Carlo Ghiozzi. Dal sindaco (Luca Salvetti del centrosinistra) in giù nessuno ha proferito verbo.