Il Pd rischia il testacoda sui diritti. Nel giorno in cui Elly Schlein rafforza il “patto” con la comunità Lgbt, manda un chiaro messaggio - anzi un vero e proprio schiaffone all’ala moderata-cattolica del suo partito e più in generale del Campo Largo: sui temi “omo” non c’è margine di trattativa. Saranno nel programma di governo, piaccia o non piaccia. La proposta più forte di questo rinnovato “patto”, fatta da Elly Schlein nel caso in cui la sinistra andasse al governo, è quella di inserire nel programma scolastico l’ora obbligatoria di «diversità», perché «dobbiamo agire sulle differenze prima che diventino disuguaglianze». La «diversità» di cui parla Schlein null’altro è che l’insegnamento a scuola della cultura Woke, quella - semplifichiamo che spiega ai bambini che non esiste biologicamente il sesso maschile e il sesso femminile. E se una donna si sente uomo - e viceversa - lo può scrivere sui documenti anche prima di un eventuale e riconosciuto cambio di sesso. Insomma il caos del ndo cojo cojo.
La segretaria del Pd lo ha spiegato durante il suo intervento al convegno “Verso il 17 maggio: dati urgenze e prospettive politiche sui temi Lgbtqia+” , non prima di aver fatto mea culpa con la comunità: «Il Pd è consapevole che ha anche tanto da farsi perdonare dalla comunità. Quando mancano le leggi che riconoscono diritti, sono più diffuse le discriminazioni e le violenze. Le leggi fanno anche cultura». È per questo che Schlein rassicura la platea sul fatto che l’appello portato avanti dalla convention «sarà già il programma con cui ci presenteremo agli italiani alle prossime elezioni». Poi parte con l’elenco delle cose da fare: «Serve una legge contro l’omosessuofobia. Vogliamo il matrimonio egualitario? Sì perché sappiamo che le unioni civili non bastano. Poi vanno fatti passi avanti sulle adozioni», per le coppie omosessuali.
Politiche che non tutto il Pd condivide. Lo sa bene la stessa Schlein, che infatti ammette: «Sappiamo benissimo che abbiamo un problema anche in casa dell’alleanza progressista». Ma, avverte la leader dem, «diritti civili e diritti sociali sono imprescindibili nella proposta che faremo al Paese». Parole che da un lato non faranno la gioia dei moderati-cattolici del Campo Largo e che dall’altro fanno capire come la grande ammucchiata di sinistra è già piena di contraddizioni ancor prima di scendere nell’agone politico. A proposito di differenze palesi interne alla coalizione, c’è anche il tema della patrimoniale a dividere le visioni interne. Non è un caso che a precisa domanda la segretaria Pd preferisca sgabbiare: «Sul terreno fiscale discuteremo anche con le altre forze di opposizione...», rilanciando «il salario minimo che esiste in 22 Paesi europei». Paesi che, però, non sono coperti come l’Italia da una vasta rete di contratti collettivi nazionali, che hanno minimi salariali ben superiori ai nove euro.
Al convegno Lgbtqia+ c’era anche il segretario di +europa Riccardo Magi, che è andato anche oltre Schlein, immaginando che «già nei primi Consigli dei ministri del governo progressista che ci sarà nella prossima legislatura, si dovranno prendere provvedimenti sul matrimonio egualitario, sull’adozione anche per le coppie omosessuali e sull’apertura alla procreazione medicalmente assistita per le donne, per le donne single e per le coppie di donne».
Contro l’ora di «diversità» si è posta l’europarlamentare leghista Susanna Ceccardi, da anni impegnata nelle battaglie contro la cultura gender che la sinistra vorrebbe imporre a bambini e ragazzi: «L’ora di Woke a scuola? No grazie! - spiega Ceccardi a Libero -. Io credo che ci siano già abbastanza insegnanti politicizzati. Piuttosto si metta ancor più attenzione, come giustamente sta facendo il ministro Valditara, sull’insegnamento delle materie classiche».