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Sorelle scomparse, il pesante sospetto: "Controllate 300 targhe"

di Simona Pletto mercoledì 17 giugno 2026

3' di lettura

«Spero solo di rivederle presto». Nelle parole della madre c’è tutta l’angoscia di una vicenda che, a dieci giorni dalla scomparsa di Sarah e Alisya Di Giacinto, 12 e 16 anni, continua a somigliare a un labirinto senza uscita. Le due sorelle sembrano svanite nel nulla dopo aver lasciato, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, la casa famiglia di Civitella Alfedena. Nessuna telefonata, nessun avvistamento certo, nessuna traccia utile. E mentre i carabinieri passano al setaccio immagini, testimonianze e movimenti registrati nelle ore della scomparsa – compresi i circa 300 veicoli transitati nell’area quella notte – prende sempre più consistenza una convinzione investigativa: che le ragazze non si siano allontanate da sole, ma abbiano raggiunto qualcuno di cui si fidavano abbastanza da uscire nel cuore della notte e sparire senza lasciare segni. Più passano i giorni, più la pista della fuga volontaria e pianificata sembra guadagnare terreno. Nella stanza occupata dalle due sorelle mancano abiti, effetti personali, trucchi e altri oggetti di uso quotidiano. Dettagli che mal si conciliano con l’ipotesi di un gesto improvviso e che, al contrario, sembrano raccontare una partenza preparata con cura. A rafforzare questa ricostruzione ci sono anche alcuni foglietti scritti con un linguaggio in codice, trovati dai carabinieri durante i sopralluoghi nella struttura.

Le ultime immagini certe risalgono alla sera del 6 giugno. Alle 21.26 una telecamera di un bar del paese riprende Sarah e Alisya mentre passeggiano all’esterno del locale. Sembrano serene, senza apparenti segnali di tensione. Più tardi rientrano nella comunità. Poi, tra le 2 e le 5 del mattino, escono dalla struttura e da quel momento ogni loro traccia si interrompe. Per gli investigatori appare difficile immaginare che due adolescenti abbiano deciso di inoltrarsi da sole nella notte, in una zona isolata del Parco nazionale d’Abruzzo, senza un appoggio esterno. L’ipotesi prevalente è che qualcuno le abbia attese fuori dalla struttura. Una persona conosciuta, ritenuta affidabile, in grado di organizzare l’allontanamento e di garantire loro un rifugio sicuro. In questo scenario continua ad avere un ruolo centrale il fidanzato diciottenne di Alisya, ascoltato già due volte dai carabinieri. Il giovane, ex ospite della stessa casa famiglia, sostiene che le ragazze si troverebbero in un luogo sicuro insieme ad alcuni parenti. Una ricostruzione che, almeno finora, non ha trovato riscontri nelle verifiche effettuate dagli investigatori tra Abruzzo e Basso Lazio.

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Non solo. Il ragazzo ha chiamato direttamente in causa la madre delle due sorelle, raccontando di presunti messaggi e lettere nei quali la donna avrebbe manifestato l’intenzione di riportare a casa le figlie «anche con la forza». Dichiarazioni che hanno alimentato sospetti e polemiche, ma che vengono respinte con decisione dalla difesa. «Quelle lettere non esistono - replica l’avvocato Enrico Mastantuono -, la madre di Sarah e Alisya non ha mai scritto nulla del genere». La scomparsa si inserisce in una storia familiare complessa. Le due sorelle erano entrate da tempo nel circuito dei servizi sociali e vivevano nella casa famiglia dopo la difficile separazione dei genitori. Pochi giorni prima dell’allontanamento era arrivata una decisione del tribunale che disponeva il loro affidamento al padre. Un passaggio che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe acuito tensioni già esistenti. Intanto le ricerche continuano tra boschi, casolari, edifici abbandonati e lungo le direttrici che collegano Abruzzo e Lazio. Gli investigatori stanno inoltre analizzando immagini e dati raccolti dai sistemi di videosorveglianza e di monitoraggio del traffico. Tra gli accertamenti figurano anche – come detto - circa 300 veicoli transitati tra la sera del 6 giugno e la mattina successiva nell’area di Alfedena. Un controllo minuzioso che punta a ricostruire ogni movimento registrato nelle ore della scomparsa e a verificare se qualcuno possa aver aiutato le due sorelle dopo l’uscita dalla casa famiglia. Il mistero resta intatto. Due ragazzine sono uscite nella notte e da allora non hanno lasciato dietro di sé neppure un indizio capace di indirizzare con certezza le indagini. «La madre è chiusa nel suo dolore e aspetta soltanto di poter riabbracciare le figlie», ribadisce il suo avvocato. È l’unica certezza in una storia che, giorno dopo giorno, si fa sempre più intricata. La madre respinge ogni sospetto. I suoi legali ricordano che le ragazze erano affidate a una struttura che aveva il compito di vigilare e che la donna apprese tardi della scomparsa e soltanto dai carabinieri. «Oggi non servono colpevoli mediatici: servono Alisya e Sarah», scrivono gli avvocati.

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