"Ho il timore che siano morte": queste le ultime parole della mamma di Alisya e Sarah, le due sorelle scomparse in Abruzzo due settimane fa, poco prima del ritrovamento delle ragazzine nell'abitazione di una zia materna.
Le due erano sparite dalla casa famiglia a Civitella Alfedena, provincia dell'Aquila, che le ospitava da qualche tempo. Da settimane la donna aveva scelto di non parlare. Poi, nel pomeriggio di ieri, quella dichiarazione affidata al suo legale. "Valentina pensa che le ragazze non ci sono più, che siano morte. Dice: è impossibile che, se fossero vive, non abbiano trovato il modo di tornare da me", aveva detto l'avvocato della donna.
Parole, quelle che la donna ha scelto di pronunciare ieri per bocca del suo legale, che ora appaiono come un depistaggio. Lo riporta il Messaggero. "È un silenzio-verità - spiegava ancora il suo legale -. Sta in silenzio perché non si può quantificare il dolore di una madre. Lei sa bene come stanno le cose e quale sia, a suo avviso, il contesto che ha portato a questa tragedia". E ancora: la donna "non è una showgirl. C'è chi fa il frontman in questa situazione, ma lei non fa la showgirl".
La donna, che risiede a Minturno insieme al compagno, avrebbe fatto visita alle figlie l'ultima volta il 17 maggio scorso. Mentre dal 6 giugno, giorno della scomparsa delle sorelle, fino a ieri, la mamma non sarebbe mai andata a Civitella Alfedena per cercare le sue figlie scomparse. A far insospettire gli inquirenti versioni contraddittorie e ricostruzioni che si sono rivelate fuorvianti. Determinante per il ritrovamento di Sarah e Alisya sarebbe stata l'ultima audizione nella caserma dei carabinieri di Villetta Barrea di Youssef, 18enne di origine egiziana, fidanzato di Alisya, ascoltato come persona informata sui fatti per oltre sei ore.
Il giovane, in particolare, avrebbe confessato: "Sono state prelevate da alcuni familiari e condotte in una località segreta" che lui però ha detto di non conoscere. Le dinamiche familiari, in ogni caso, hanno sempre rappresentato la principale pista da seguire per gli inquirenti: a fine maggio, la responsabilità genitoriale della donna nei confronti delle figlie era stata sospesa con provvedimento del Tribunale di Cassino, mentre il padre era stato riabilitato sul piano della capacità genitoriale. Dunque, era stato previsto un percorso giudiziario che in circa due anni avrebbe potuto riportare le ragazze a vivere con il papà.